Nel 1994 Bossi si allea con Silvio Berlusconi nel primo governo di centrodestra. Ma l’intesa dura pochissimo. Dopo pochi mesi, la Lega fa cadere il governo, dando vita al famoso ribaltone.
Da quel momento il rapporto tra i due leader sarà altalenante: scontri durissimi e successive riappacificazioni. Nonostante tutto, negli anni successivi torneranno più volte a governare insieme.
Secessione e fase più radicale

A metà degli anni Novanta Bossi spinge sulla linea più dura: la secessione della Padania. Nel 1996 arriva la proclamazione simbolica dell’indipendenza, accompagnata da manifestazioni e iniziative che rafforzano il mito leghista.
È il periodo più estremo della sua carriera, segnato da toni provocatori e dichiarazioni che lo rendono amatissimo dai sostenitori e duramente criticato dagli avversari.
Il ritorno al governo e il federalismo
Negli anni Duemila Bossi torna al governo con Berlusconi e diventa ministro per le riforme. Porta avanti il progetto del federalismo fiscale, uno dei punti centrali della Lega.

L’obiettivo è chiaro: trattenere sul territorio una maggiore parte delle risorse prodotte al Nord. Anche se il progetto non verrà mai realizzato completamente, il tema entrerà stabilmente nel dibattito politico italiano.
L’ictus e il ritorno
Nel 2004 Bossi viene colpito da un ictus che cambia radicalmente la sua vita. Dopo un lungo periodo di riabilitazione, torna sulla scena politica, ma con evidenti segni fisici della malattia.
Nonostante tutto, continua a essere un punto di riferimento per il partito e per la sua base, che lo considera ancora il leader simbolico.

Scandali e dimissioni
La fase finale della sua carriera è segnata dagli scandali. Nel 2012 il caso dei rimborsi elettorali travolge la Lega e coinvolge anche la sua famiglia.
Bossi si dimette da segretario dopo oltre vent’anni alla guida del partito. È un passaggio storico che segna la fine della sua leadership.

Gli ultimi anni e lo scontro con Salvini
Negli anni successivi, con l’ascesa di Matteo Salvini, la Lega cambia profondamente. Da partito nordista diventa una forza nazionale.
Bossi non condivide questa trasformazione e critica più volte la nuova linea. Resta comunque in Parlamento, mantenendo un ruolo sempre più marginale ma simbolico.
L’eredità del Senatùr
Con la morte di Umberto Bossi si chiude una fase fondamentale della politica italiana. È stato un leader capace di creare un movimento dal nulla e di imporre temi come federalismo e autonomia nel dibattito nazionale.
La sua figura resta complessa: tra intuizioni politiche fortissime, provocazioni, scandali e una parabola finale in declino. Ma il segno lasciato nella storia italiana resta profondo e difficilmente ignorabile.