L’ultimo messaggio di Umberto Bossi prima di morire e il silenzio di Gemonio

Giovanni Poloni

20/03/2026

umberto bossi chi era

La politica del corpo: dalla canottiera di Porto Rotondo al dito medio

Oggi i commentatori non analizzano solo le sue battaglie per l’autonomia. Analizzano quel linguaggio fisico che aveva scardinato il contegno della Prima Repubblica e che nessuno, prima di lui, aveva osato usare in politica con quella sistematicità. Bossi è stato il politico del gesto dirompente. L’irriverenza come manifesto. Il dito medio, le corna, le pernacchie non erano semplici cadute di stile — erano strumenti consapevoli di una rivoluzione culturale che veniva dal basso e parlava a chi si sentiva escluso dalle liturgie romane.

Il simbolo più potente resta la canottiera di Porto Rotondo: nell’estate del 1994, Bossi contrappose la sua ostentata ruspantezza all’eleganza di Villa Certosa, trasformando un indumento intimo in un manifesto politico. Era la vicinanza al “popolo” contro l’élite — comunicata non con un discorso, ma con una maglietta. Come ricordava Marco Belpoliti nel suo libro dedicato proprio a quella canottiera, Bossi aveva incarnato un magnetismo irresistibile, sospeso tra l’immaturità del vitellone felliniano e il genio politico di chi sa fiutare il mutamento dei tempi prima di chiunque altro.

La famiglia, il ritiro e l’ultimo tentativo

Padre di quattro figli e marito di Manuela Marrone, da tempo Bossi si era ritirato a Gemonio, abbandonando la politica attiva che pure aveva segnato per circa un ventennio come segretario della Lega Nord. Negli ultimi anni aveva tentato ancora una volta di rientrare in scena, mettendosi a capo dei cosiddetti ribelli del Comitato Nord — quelli che volevano rispolverare la Lega dura e pura delle origini, quella delle battaglie padane e della secessione come orizzonte. Non era durata molto. La Lega di Salvini era ormai un’altra cosa, e Bossi lo sapeva.

Eppure, anche cambiata pelle, quella Lega in queste ore piange sinceramente il suo fondatore. Il figlio Renzo ha trovato le parole che forse lo descrivono meglio di qualsiasi analisi politica: “Ci lascia la forza di non arrenderci mai e il coraggio di rialzarci.” Una frase che riassume bene la parabola di un uomo che ha sfidato la malattia, le trasformazioni del suo partito e i propri limiti con una testardaggine quasi mitologica. E che ora riposa nel silenzio di Gemonio — la sua terra, fino alla fine.