Gli aumenti non interesseranno indistintamente tutti i prodotti presenti sul mercato, ma riguarderanno alcuni marchi specifici e determinate fasce di prezzo. Tra i prodotti citati nei nuovi listini figurano, ad esempio, le Lucky Strike, che nella versione con pacchetto morbido arrivano a 5,50 euro.
Anche le MS classiche registrano un incremento e raggiungono il prezzo di 5,80 euro, mentre altri marchi diffusi, come le Rotmans, sono coinvolti negli adeguamenti previsti dal nuovo aggiornamento. L’intervento si concentra quindi su segmenti ben definiti del mercato del tabacco, piuttosto che su un aumento generalizzato di tutte le sigarette in vendita.
Per i fumatori, questo significa che il prezzo finale potrà variare a seconda del marchio e della tipologia acquistata, con alcuni prodotti che resteranno invariati e altri che subiranno invece un incremento.

Le ragioni fiscali dietro gli aumenti
L’operazione si inserisce in un più ampio piano di adeguamento della componente specifica dell’accisa sui prodotti del tabacco. Questo tipo di intervento ha un duplice obiettivo: da una parte garantire il gettito erariale, dall’altra utilizzare la leva fiscale come strumento di politica sanitaria.
Attraverso l’aumento delle accise e il conseguente ritocco dei prezzi al pubblico, lo Stato punta infatti a disincentivare il consumo di tabacco, in linea con le strategie di tutela della salute pubblica adottate negli ultimi anni. Si tratta di un modello fiscale già utilizzato in molti Paesi europei, che mira a ridurre progressivamente la diffusione del fumo attraverso un aumento del costo dei prodotti.
L’aggiornamento dei listini in vigore dal 13 marzo 2026 rappresenta quindi un ulteriore passaggio in questa direzione, con effetti immediati per i consumatori e per l’intera filiera del settore dei tabacchi lavorati.