“Siete solo vigliacchi”. Rita Dalla Chiesa choc sul Referendum

Francesco Meletti

23/03/2026

Ed è qui che entra in scena Rita Dalla Chiesa, che non si limita a esprimere solidarietà a Pierluigi Diaco, sostenitore del sì, ma individua con precisione i suoi bersagli. Da un lato se la prende con gli hater anonimi, autori di una valanga di messaggi offensivi e diffamatori. Sui social, infatti, contro Diaco sono comparsi insulti come “servo”, “leccac…”, “sei solo un aiutante dei corrotti”, fino a pesantissimi attacchi omofobi come “I gay fascisti come lui andrebbero…”. Per la deputata, il punto è chiaro: non si tratta più di critica politica, ma di violenza verbale che travalica ogni limite.

Dalla Chiesa definisce questi utenti “vigliacchi” e denuncia quello che considera un metodo tossico e ormai consolidato nel dibattito pubblico, cioè “bruciare le idee degli altri con la violenza e con la tossicità”. Nelle sue parole c’è la condanna di un clima in cui chi esprime un’opinione diversa viene trasformato in bersaglio.

La deputata insiste sul fatto che “un uomo non è un tiro al bersaglio per gente frustrata”, riportando la questione su un piano umano prima ancora che politico. Il suo intervento, quindi, non difende soltanto il diritto di Diaco a schierarsi, ma denuncia un sistema di aggressione che, a suo giudizio, si alimenta dell’odio digitale.

Ma Rita Dalla Chiesa non concentra il suo attacco soltanto contro chi insulta apertamente online. Il bersaglio forse ancora più duro delle sue parole sono i colleghi del mondo televisivo e dello spettacolo che, davanti a quanto accaduto, avrebbero scelto di non esporsi. È qui che la deputata alza ulteriormente il tono e accusa molti di loro di essersi rifugiati in un “silenzio vigliacco”. La frase più netta è anche la più politica: “E vigliacchi sono i tanti colleghi che si nascondono dietro il silenzio. Basta con questa ipocrisia”.

Secondo Dalla Chiesa, dunque, il problema non è solo l’odio di chi attacca, ma anche l’inerzia di chi assiste e tace. In questo passaggio la deputata amplia il discorso e lo trasforma in una riflessione sul vuoto morale che, a suo dire, emerge in certi ambienti.

Parla di “persone che hanno un’esistenza talmente vuota di tutto, di amore, di sentimenti, di gentilezza, di comprensione, di rispetto”, parole con cui descrive non soltanto gli autori degli insulti, ma anche un contesto incapace di reagire quando la violenza supera il livello del confronto democratico. È qui che il suo intervento assume il tono di una denuncia più generale contro l’ipocrisia del sistema mediatico.

Nel finale del suo sfogo pubblico, Rita Dalla Chiesa torna su Pierluigi Diaco e lo definisce “un uomo perbene”, ribadendo “a lui tutto il mio affetto e la mia solidarietà”. Il messaggio è evidente: per la deputata, il conduttore è finito al centro di una campagna d’odio non per ciò che ha fatto, ma per aver detto chiaramente da che parte sta. Per questo il caso diventa, nelle sue parole, una sorta di test sul rapporto tra libertà di opinione, violenza social e capacità del mondo televisivo di difendere chi viene colpito.

A rilanciare ulteriormente il dibattito è poi intervenuto Fiorello, durante il programma radiofonico “La Pennicanza”. Lo showman ha sottolineato come Diaco sia stato uno dei pochi volti noti a esporsi apertamente sul referendum, osservando: “Abbiamo trovato uno che si schiera per il ‘sì’ al referendum. Ha detto che ‘se in Italia voti No sei un testimonial, se voti Sì sei un lacchè’. Non c’ha tutti i torti secondo me, secondo me eh”.

Un intervento che, pur con il tono leggero tipico di Fiorello, finisce per rafforzare il punto sollevato da Rita Dalla Chiesa: la vicenda di Diaco non riguarda soltanto una polemica passeggera, ma mette al centro tre questioni cruciali, il prezzo pagato da chi prende posizione politica in tv, il ruolo dei colleghi nel difendere la libertà d’espressione e la deriva della violenza verbale online quando si intrecciano giustizia, orientamento politico e identità personale.