Le vittime sono Ferdinando Favia, 59 anni, e Johnson Okon Lucky, 49 anni, di origine nigeriana. Il conducente del mezzo, Pietro M., tranviere di 60 anni con 34 anni di servizio nell’azienda di trasporto milanese Atm, risulta indagato per disastro ferroviario colposo, omicidio colposo e lesioni plurime.
La pista dell’errore umano
La Procura di Milano, coordinata dalla pm Elisa Calanducci, ha disposto il sequestro della black box del tram, delle comunicazioni radio con la centrale operativa, del telefono cellulare del conducente e di diversi documenti interni dell’azienda di trasporto.
Le perizie sono ancora in corso, ma dalle prime ricostruzioni investigative emerge con forza l’ipotesi dell’errore umano.
Secondo quanto trapelato, il tranviere avrebbe accusato un malessere fisico già prima di iniziare il turno. Non si tratterebbe quindi di un improvviso malore durante la guida, ma di un disagio che lo avrebbe accompagnato fin dalla partenza.
Il conducente avrebbe riferito ai medici di aver avvertito un forte dolore alla gamba, forse collegato a un trauma precedente.
La possibile “corsa per finire il turno”
Secondo una delle ipotesi investigative, proprio questo malessere potrebbe aver spinto il conducente a cercare di terminare il turno il prima possibile.
Invece di fermarsi o segnalare immediatamente il problema alla centrale operativa, l’uomo avrebbe deciso di proseguire la corsa e accelerare per rientrare prima in rimessa.
Una scelta che si sarebbe rivelata decisiva nel tratto di viale Vittorio Veneto, dove la linea presenta una curva e uno scambio ferroviario.





