L’una e trenta di notte: i cani abbaiano, Marin prende l’ascia
Marin ha ricostruito tutto nei dettagli, con la precisione di chi quella notte non dimenticherà facilmente: “Giovedì sono tornato a casa a mezzanotte, in bici, l’ho riposta in cantina e sono andato a letto. Era tutto tranquillo, ma all’1.30 i cani hanno cominciato ad abbaiare, così mi sono alzato, sono andato in corridoio e ho visto due uomini vestiti di nero e incappucciati, uno grosso e tarchiato e l’altro alto e magro, prendere la bici.”
Senza esitazioni, ha impugnato l’ascia e si è fatto avanti. Uno dei due intrusi — con accento veneto riconoscibile — lo ha provocato chiamandolo “pio pio”, un insulto che ha sortito l’effetto opposto a quello sperato: “Adesso come la mettiamo? Se ve ciapo, ve copo”, ha risposto Marin. I ladri hanno tentato di fuggire a bordo del suo Ford Transit, ma il furgone non è partito. A quel punto non c’era più via d’uscita — per nessuno.
Pugni, testate e mano gonfia: la colluttazione nel capannone
È scattata la lotta corpo a corpo. Marin ha raccontato ogni dettaglio senza risparmiarsi: “L’ho buttato per terra e ho rifilato una testata al complice, che poi mi ha afferrato per i capelli, picchiandomi. Ho cominciato a menare pugni a entrambi, ho ancora la mano gonfia, ma almeno sono scappati, a piedi per i campi.” Illeso ma sotto choc, Marin ha allertato i Carabinieri, arrivati sul posto in venti minuti, e ha trascorso il resto della notte cercando di calmarsi con camomille e sigarette.
Ma quando i militari hanno effettuato il sopralluogo, è emerso qualcosa che ha cambiato completamente la lettura dell’episodio.
Il drappo “Pio Pio” e il bastone piantato a terra: non era un furto casuale
I ladri avevano lasciato sul posto due oggetti che non appartengono al repertorio di nessun furto normale: un drappo con la scritta “Pio Pio” ripetuta più volte e un bastone piantato a terra con una lattina in cima. Oggetti che si portano con sé solo se si vuole lasciare un messaggio. Oggetti che trasformano quello che sembrava un furto opportunistico in qualcosa di molto più simile a un atto premeditato e mirato, con una componente intimidatoria difficile da ignorare.
Marin sospetta che tutto sia legato a vecchi rancori di natura legale, anche se non è entrato nei dettagli. Quello che è certo è che il bersaglio non è stato scelto a caso: il capannone ospita un salumificio con circa 100.000 euro di prodotti all’interno, un bottino significativo in un momento di difficoltà economica diffusa. Ma chi ha pensato di intimidire un macellaio che maneggia coltelli per mestiere potrebbe aver sottovalutato la persona sbagliata. Lo ha detto chiaramente lo stesso Marin, con la frase che più di ogni altra riassume la sua filosofia: “È rischioso mettersi contro un macellaio — si rischia di finire in polpette.” Ora è pronto a dare battaglia legale per individuare i responsabili.