Secondo questa lettura, il disagio non viene riconosciuto in tempo e manca una rete capace di intervenire prima che si arrivi al punto di rottura. È proprio in questo vuoto che si sviluppano situazioni estreme.
Anche le parole utilizzate dopo tragedie simili vengono messe in discussione. Definire una persona come “brava” o sottolinearne aspetti della vita privata può risultare rassicurante, ma non contribuisce a spiegare ciò che è accaduto.
Il nodo resta quindi la difficoltà di cogliere segnali profondi e di costruire relazioni capaci di intercettare il disagio prima che diventi irreversibile.
