Il dato forse più significativo, tuttavia, è un altro: il 58% degli intervistati ha risposto “nessuno di questi”. Un segnale di scarsa partecipazione emotiva verso i possibili candidati e, allo stesso tempo, il sintomo di una leadership ancora lontana dal convincere pienamente l’elettorato progressista.
Il risultato di Conte rappresenta comunque un nodo politico per il centrosinistra. Tra gli elettori del Movimento 5 Stelle il suo consenso è quasi plebiscitario: il 90% degli elettori grillini lo indicherebbe come candidato premier. Una compattezza che rafforza la posizione dell’ex premier nei rapporti con gli alleati.
Molto più tiepido appare invece l’entusiasmo interno al Partito Democratico per la propria segretaria. Secondo la rilevazione, Schlein sarebbe sostenuta solo dal 32% degli elettori del suo stesso campo politico, un dato che evidenzia la difficoltà della leader dem a imporsi come punto di riferimento dell’intera coalizione.
Nel frattempo Conte torna a occupare la scena politica. Come osserva la giornalista Marianna Rizzini sulle pagine de Il Foglio, tra il clima internazionale segnato dalla crisi con l’Iran e il sesto anniversario del lockdown che lo vide protagonista, l’ex premier sta sfruttando ogni occasione per rilanciarsi e tornare al centro del dibattito pubblico.
La strategia è quella di una presenza costante e combattiva. Intervenendo al forum dell’ANSA, Conte ha attaccato duramente la presidente del Consiglio Giorgia Meloni su vari fronti, dal referendum alla politica estera. Una raffica di slogan e stoccate che, secondo diversi osservatori parlamentari, potrebbe già rappresentare l’anteprima di una futura campagna per le primarie del centrosinistra. Il possibile tormentone, a sinistra, sembra appena cominciato.