La vendetta di Santanchè. L’ex ministra sarebbe pronta a un gesto clamoroso. Ecco quale

Francesco Meletti

29/03/2026

La voce come segnale politico

Le indiscrezioni vengono smentite, come da copione. Si parla di nessun contatto, nessuna interlocuzione, di una figura che resta dentro il perimetro di FdI. Ma il punto, nei retroscena, non è mai la smentita in sé. È il fatto che la voce continui a circolare nonostante le smentite. E questo accade solo quando quella voce intercetta un clima reale.

Perché il tema non è il passaggio di Santanchè. Il tema è che oggi esiste uno spazio politico alla destra di Meloni che prova a organizzarsi. E Vannacci, con il suo profilo e la sua narrativa, è il catalizzatore di questo spazio. In questo quadro, l’idea che una figura come Santanchè possa diventare un punto di contatto non è necessariamente vera, ma è politicamente plausibile. Ed è questa plausibilità a rendere la voce rilevante.

Il rischio per Meloni

Per Giorgia Meloni, il problema non è la singola uscita. È il messaggio che una voce del genere porta con sé. Perché suggerisce che esiste una possibile linea di fuga, una alternativa interna alla destra che non passa dal centro o dall’opposizione, ma da un rafforzamento sul lato più identitario. È un segnale, più che un fatto.

In questo senso, il nome di Santanchè diventa simbolico. Non perché stia davvero per lasciare, ma perché rappresenta un tipo di leadership, di linguaggio e di consenso che può essere contendibile. E quando questo accade, anche solo a livello di percezione, significa che l’equilibrio interno si sta muovendo.

Alla fine, il retroscena resta quello che è: una voce, non una notizia. Ma nelle dinamiche politiche, le voci più persistenti sono spesso quelle che raccontano meglio la realtà. Non anticipano sempre ciò che accadrà, ma quasi sempre spiegano ciò che sta già cambiando. E in questo caso, più del destino di Santanchè, raccontano il punto in cui si trova oggi la destra italiana.