Le prove raccolte in un corposo hard disk svelano i dialoghi privati all’interno di gruppi WhatsApp dai nomi evocativi come “L’armata delle tenebre” o “Gli irriducibili”. In queste chat, il bersaglio è quasi sempre Sionis, definita una collega dalla «miserabile esistenza» o «in putrefazione». Le intercettazioni mostrano toni pesantissimi: Bruzzone, commentando una foto della rivale, scriveva: «Guarda il marciume interiore come ormai si vede anche fuori. È in putrefazione da viva questa», aggiungendo in un altro passaggio che «un malaccio se lo merita tutto». Per l’accusa, non si tratterebbe di sfoghi privati ma di una vera strategia di aggressione mediatica.
La direttiva chiave sarebbe stata inviata da Bruzzone ai suoi nel settembre 2022: «Bisogna attaccarla dimostrando che è una bugiarda e che è su Facebook tramite fake con cui molesta tutti noi». Un ordine che, secondo il pm, i collaboratori avrebbero eseguito con zelo, annunciando in chat massacri in diretta streaming. La vicenda, nata nel 2017 durante il caso Pitzalis-Piredda, ha già visto una condanna per Lucio Lipari, accusato di aver perseguitato Sionis fino a ferirne la gatta. Ora il fascicolo passa a Roma, dove si dovrà stabilire se quella contro la «lestofante in meno» sia stata una legittima difesa professionale o un’illecita persecuzione di gruppo volta a distruggere la reputazione di una rivale.
Bruzzone: “Qui la perseguitata sono io”
Sentita da Repubblica e tramite i social Bruzzone ha dato la sua versione dei fatti: “«Sono state scritte cose non vere, che non risultano negli atti, e sono pronta per questo a querelare», esordisce. Poi prova a spiegare: «Si tratta di una vicenda molto complessa, che ha radici lontane nel tempo perché nasce dal tentato femminicidio di Valentina Pitzalis e dal processo per la morte di Manuel Piredda. Sionis era consulente in quella vicenda, sosteneva che la vittima fosse Piredda e lo sostiene tuttora nonostante l’archiviazione. Forse dopo quel clamoroso fallimento professionale nel quale riponeva ambizioni di carriera, ha trasformato me e altri nel suo bersaglio». Dei post in cui insulta Sionis, dice prima che non sono ufficialmente attribuibili a lei, e poi: “«Si tratta di sei post in quattro anni. Parlare di atti persecutori mi sembra quantomeno eccessivo». riconosce però di aver scritto espressioni forti: “Si tratta di sfoghi animati, certo non gentili, motivati dal solo fatto che tutti i giorni ero bombardata di offese e profili fake di ogni tipo. Quando Giovanni Langella (un altro dei coindagati, ndr) scrive “Non ce ne libereremo mai”, lo fa perché avevamo l’impressione di avere difronte una persecutrice. Quando io dico che “si merita un malaccio”, uso una espressione brutta, me ne rendo conto, ma mica dico che voglio farla fuori, non è che mi attivo per causarle qualcosa di brutto. Ripeto: sono sfoghi di persone esasperate che vanno letti e contestualizzati all’interno di una vicenda che da anni mi vede bersaglio di attacchi organizzati attraverso profili reali e profili falsi: denunce, cause civili, attacchi personali e alla mia famiglia, accuse deliranti di istigazione al femminicidio, uccisione di animali, corruzione di procure, frode processuale, sparizione di denunce. Dietro alcuni di questi c’è Sionis”.