Salvini: “Non è essere pro-Putin, è non essere sciocchi”
La proposta di Salvini parte da un ragionamento semplice e diretto: gli Stati Uniti hanno allentato le sanzioni sul petrolio russo, immettendo sul mercato oltre cento milioni di barili e contribuendo a contenere almeno parzialmente la corsa dei prezzi innescata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran. Se Trump l’ha fatto, perché l’Europa non dovrebbe fare lo stesso? “Gli Usa hanno fatto una scelta pragmatica e io ritengo che l’Italia e l’Europa debbano prendere in considerazione la stessa scelta pragmatica”, ha detto il leader della Lega, sottolineando con forza che la sua posizione “non si tratta di essere pro o anti Putin” ma semplicemente di non essere “sciocchi”.
Salvini ha poi allargato il ragionamento ad altri ambiti che considera ugualmente irrazionali: il no agli atleti paralimpici russi alle Paralimpiadi e agli artisti russi alla Biennale di Venezia. La sua, ha tenuto a precisare, è una posizione “non in scia a Putin” ma “agli Stati Uniti d’America alla guida della NATO”. Un tentativo esplicito di smarcarsi dall’accusa di filo-putinismo che puntualmente accompagna ogni sua apertura verso Mosca, presentando la linea leghista come allineamento a Washington piuttosto che a Mosca. Un argomento sottile — ma che non ha convinto il suo alleato di governo.
Tajani chiude la porta: “Sulle sanzioni non si retrocede — l’Italia è tra i promotori”
La risposta di Antonio Tajani è arrivata con la stessa rapidità con cui Salvini aveva lanciato la sua proposta. Il ministro degli Esteri e leader di Forza Italia ha ribadito senza ambiguità quella che considera la linea ufficiale del governo: la pressione economica sulla Russia va “assolutamente mantenuta”. “Lui dice la sua e io rispetto tutte le opinioni”, ha detto Tajani — ma il tono non lasciava spazio a fraintendimenti sulla sostanza.
Tajani ha ricordato che l’Italia è stata tra i Paesi promotori delle sanzioni contro Putin, costruite con l’obiettivo preciso di spingere Mosca verso un cessate il fuoco in Ucraina. Allentarle ora significherebbe secondo Forza Italia smantellare tre anni di lavoro diplomatico e minare la credibilità dell’intero sistema di pressione occidentale in un momento in cui la guerra è ancora in corso. Quanto al confronto interno alla coalizione, lo stesso Salvini ha ammesso che non c’è stato: nessuna riunione, nessun accordo preventivo. E ai piani alti dell’esecutivo ricordano che “la politica estera la fanno Palazzo Chigi e la Farnesina” — non via Bellerio.
Meloni tace — e le opposizioni se ne accorgono
Nel mezzo della querelle tra i suoi due vicepremier, Giorgia Meloni ha scelto il silenzio. La premier ha trascorso il weekend concentrata sulla crisi internazionale e sulla preparazione del prossimo Consiglio europeo, senza rilasciare dichiarazioni sullo scontro interno alla coalizione. Nemmeno da Fratelli d’Italia sono arrivati commenti sulla diatriba tra Lega e Forza Italia. La posizione ufficiale del governo, fa sapere chi è vicino alla premier, rimane quella espressa in Parlamento pochi giorni fa: “L’Italia continuerà a promuovere, in sede G7 e UE, la pressione economica sulla Russia.”
Le opposizioni non hanno perso tempo. Il dem Piero De Luca ha parlato di governo “allo sbando”, con ciascuno che “si muove per conto suo”. Da Italia Viva, il vicepresidente Davide Faraone ha accusato la premier di scegliere il silenzio “per poter rivendicare ogni posizione e smentirne contemporaneamente ogni conseguenza”. Ancora più tagliente il giudizio di Osvaldo Napoli di Azione: Salvini “si conferma una spalla per Putin” e “un problema insolubile per Meloni”.
Schlein: “Gli italiani pagheranno il conto — l’Italia è il Paese più esposto”
La segretaria del PD Elly Schlein ha affrontato la questione in un’intervista al Corriere della Sera, definendo la scelta americana di sbloccare il petrolio russo “un errore drammatico”: Putin se ne avvantaggerà per continuare a finanziare la guerra in Ucraina, mentre “quelli che invece la pagano più cara sono gli italiani”. Schlein ha citato uno studio del Financial Times secondo cui l’Italia è il Paese europeo più esposto alle conseguenze economiche del rincaro energetico — un dato che, secondo la leader dem, rende la proposta di Salvini non solo sbagliata sul piano dei valori, ma controproducente anche sul piano economico per il nostro Paese.
A sinistra la posizione più netta resta quella del M5S: Giuseppe Conte ha confermato il no “granitico” a qualsiasi acquisto dalla Russia finché durerà il conflitto in Ucraina — nonostante una nota apertura più “pragmatica” arrivata da Chiara Appendino, che ha usato esattamente lo stesso aggettivo di Salvini. Convergenza involontaria, che non è passata inosservata. Angelo Bonelli di Alleanza Verdi Sinistra è stato il più diretto di tutti: chi chiede di riaprire al gas e al petrolio russo “sbaglia”, senza se e senza ma.