Gianmarco Mazzi nuovo ministro del Turismo: carriera, Sanremo e il salto nel governo Meloni

Giovanni Poloni

03/04/2026

Chi è davvero Gianmarco Mazzi e perché è stato scelto come nuovo ministro del Turismo

Negli anni più recenti Mazzi ha ricoperto il ruolo di amministratore delegato e direttore artistico della Fondazione Arena di Verona, gestendo una delle istituzioni culturali più importanti d’Italia.

Ha lavorato anche su format televisivi di successo come The Voice e su produzioni legate alla lirica e allo spettacolo dal vivo, rafforzando il suo profilo di manager capace di unire cultura, intrattenimento e gestione economica.

L’ingresso in politica con Fratelli d’Italia

Il passaggio diretto alla politica arriva nel 2022, quando viene eletto deputato con Fratelli d’Italia. Nello stesso anno entra nel governo Meloni come sottosegretario al Ministero della Cultura, con delega allo spettacolo.

In questo ruolo si occupa principalmente di politiche legate a eventi culturali, televisione e industria dello spettacolo, mantenendo una linea coerente con la sua esperienza professionale.

Perché Meloni ha scelto Mazzi

La nomina al Turismo viene letta come una scelta che punta su un profilo in grado di valorizzare il “brand Italia”, sfruttando la leva degli eventi, della cultura e della comunicazione internazionale.

Il turismo, infatti, è sempre più legato alla capacità di costruire narrazioni, attrarre pubblico globale e integrare spettacolo, territori e promozione. In questo senso, l’esperienza di Mazzi potrebbe rappresentare un elemento strategico.

Resta però da capire come un profilo nato fuori dalla politica tradizionale riuscirà a gestire un ministero complesso, che richiede anche competenze amministrative, relazioni istituzionali e gestione di dossier economici rilevanti.

Una nomina che segna un cambio di approccio

L’arrivo di Mazzi al Turismo segna potenzialmente un cambio di approccio: meno tecnico-burocratico e più orientato alla comunicazione e alla valorizzazione dell’immagine del Paese.

Una scelta che potrebbe rafforzare alcune direttrici già centrali per l’Italia — come grandi eventi, spettacolo e cultura — ma che sarà inevitabilmente messa alla prova dai risultati concreti nei prossimi mesi.