Finta dottoressa in ospedale: visitò 160 pazienti senza laurea

Francesco Meletti

26/06/2026

 

Per mesi ha lavorato in ospedale come se fosse un vero medico, visitando pazienti, operando all’interno del pronto soccorso e svolgendo attività riservate a personale sanitario qualificato. Nessuno, almeno inizialmente, aveva sospettato nulla. Dietro quel camice bianco, però, si nascondeva una realtà ben diversa: nessuna laurea in Medicina, nessuna abilitazione professionale e nessuna iscrizione valida all’Ordine dei Medici.

Una vicenda che ricorda la trama del film Prova a prendermi, ma che questa volta è accaduta realmente in Italia.

La falsa identità e il lavoro in ospedale

Protagonista della vicenda è Enrica Massone, originaria di Torino, condannata in primo grado dal Tribunale di Imperia a tre anni di reclusione.

Secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini, la donna sarebbe riuscita a farsi assumere come medico presso l’Ospedale Saint Charles di Bordighera, presentandosi come laureata in Medicina e Chirurgia all’Università degli Studi di Milano-Bicocca e regolarmente iscritta all’Ordine dei Medici di Milano.

In realtà possedeva soltanto la licenza media. Nonostante ciò, avrebbe lavorato nel pronto soccorso arrivando a visitare circa 160 pazienti prima che emergessero i primi sospetti.

La scoperta e il processo

I fatti risalgono al 2023, ma il procedimento giudiziario si è concluso nelle ultime ore con la sentenza di primo grado. A insospettire alcuni colleghi sarebbero state diverse incongruenze emerse durante l’attività lavorativa, che hanno portato ad approfondimenti sulla sua reale posizione professionale.

Il pubblico ministero Lorenzo Fornace aveva chiesto una condanna a tre anni e quattro mesi. Il Tribunale ha invece inflitto una pena di tre anni di reclusione.

Secondo quanto emerso dagli accertamenti, durante il periodo in cui ha esercitato abusivamente la professione non sarebbero stati riscontrati danni diretti ai pazienti visitati.

Le richieste di risarcimento

Il giudice ha rinviato al Tribunale civile le richieste di risarcimento avanzate dall’ASL1 Imperiese e dall’Ordine dei Medici di Milano. Nel procedimento si sono costituite parte civile anche due società mediche presso le quali la donna aveva lavorato in precedenza.

L’intera vicenda ha riacceso il dibattito sull’efficacia dei controlli effettuati durante le procedure di assunzione del personale sanitario e sulle verifiche relative ai titoli professionali.

Un passato già segnato da altre condanne

Il caso giudiziario non rappresenta l’unico precedente a carico della donna. Enrica Massone sta infatti già scontando una condanna definitiva a quattro anni e tre mesi di carcere per aver truffato una coppia di anziani di Torino.

Secondo gli atti processuali, si sarebbe fatta nominare amministratrice di sostegno dei due coniugi, appropriandosi di parte delle loro pensioni senza provvedere al pagamento delle rette della struttura presso cui erano ricoverati.

La linea della difesa

Nel corso del processo il difensore Giovanni Cicerano aveva chiesto l’assoluzione sostenendo una presunta incapacità di intendere e di volere della propria assistita. Una tesi che non è stata accolta dal Tribunale.

Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro novanta giorni. Solo successivamente si saprà se la difesa deciderà di presentare ricorso in appello.