Fare rifornimento, rimettere in moto e ripartire. Un gesto quotidiano che, per un numero crescente di automobilisti romani, si sarebbe trasformato nell’inizio di un problema meccanico anche molto costoso. Negli ultimi mesi diverse officine della Capitale hanno infatti ricevuto automobili, motociclette e scooter rimasti in panne poco dopo il passaggio dal distributore. In alcuni serbatoi i tecnici avrebbero trovato acqua, morchia, sabbia, polveri e altri residui estranei al carburante.

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Le segnalazioni sembrano essersi intensificate soprattutto nell’arco degli ultimi sei mesi. Non si tratta ancora di dati sufficienti per dimostrare l’esistenza di un fenomeno generalizzato, ma la frequenza dei casi ha attirato l’attenzione degli operatori del settore. Il titolare di un’officina del Quadraro, attivo da circa cinquant’anni, avrebbe spiegato di non aver mai osservato una concentrazione simile di veicoli con carburante apparentemente contaminato.
Testimonianze analoghe arrivano anche da Monteverde, dove un meccanico avrebbe riscontrato la presenza di acqua nei serbatoi di diversi mezzi. Nella zona di Corso Trieste un’officina avrebbe affrontato una decina di episodi nell’ultimo periodo, mentre a Casalbruciato l’aumento dei casi viene stimato tra il 25 e il 30 per cento rispetto al passato. Numeri provenienti da singole attività e che, pertanto, non possono essere considerati una rilevazione statistica, ma che restituiscono comunque un quadro ritenuto insolito dagli stessi professionisti.
I sintomi possono comparire quasi immediatamente. Il motore inizia a funzionare in modo irregolare, il veicolo perde potenza, fatica ad accelerare oppure si spegne completamente. Nel caso di moto, scooter e ciclomotori, la contaminazione può manifestarsi ancora più rapidamente, rendendo più evidente il collegamento temporale con l’ultimo rifornimento. Questo, tuttavia, non significa che ogni guasto avvenuto dopo il pieno debba essere attribuito automaticamente alla benzina o al gasolio acquistati.
La presenza di acqua o impurità non prova, da sola, che il carburante sia stato alterato intenzionalmente. La contaminazione potrebbe dipendere anche da infiltrazioni, problemi nelle cisterne, residui accumulati negli impianti o altre anomalie tecniche da verificare. Soltanto un’analisi del carburante e una diagnosi eseguita sul veicolo possono chiarire la causa del malfunzionamento e distinguere un episodio accidentale da una possibile adulterazione.
A rafforzare l’attenzione sul caso sono stati i controlli effettuati dalla Guardia di finanza a Roma e nella provincia. Gli accertamenti condotti su alcuni impianti selezionati a campione avrebbero rilevato irregolarità in circa un distributore su cinque. Nel corso delle verifiche sarebbero state sequestrate oltre 10,5 tonnellate di prodotti non conformi, mentre le sanzioni contestate avrebbero superato complessivamente i 20mila euro.
Il dato, però, deve essere interpretato con cautela. Le irregolarità riscontrate non riguarderebbero esclusivamente la presenza di acqua nel carburante, ma anche la qualità dei prodotti venduti, la corretta esposizione dei prezzi e la corrispondenza tra la quantità erogata e quella effettivamente pagata dal cliente. Su una ventina di distributori controllati, in tre impianti delle zone di San Giovanni e Tuscolano sarebbero state individuate anomalie nel gasolio. In questi casi il prezzo risultava inferiore alla media di circa dieci centesimi al litro, circostanza associata a un prodotto ritenuto irregolare. Un prezzo particolarmente basso, tuttavia, non costituisce da solo la prova di una frode.

Le conseguenze per gli automobilisti possono andare oltre il semplice costo della riparazione. Acqua e residui possono compromettere il sistema di alimentazione, danneggiando filtri, pompa e iniettori oppure causando improvvisi arresti del motore. Daniele Rondinelli, presidente dell’Andac, l’Associazione nazionale delegati Automobile club, ha richiamato l’attenzione soprattutto sul rischio per la sicurezza: un’automobile che perde potenza o si spegne mentre viaggia su una strada ad alta percorrenza può diventare pericolosa per chi si trova a bordo e per gli altri utenti.
Chi nota problemi subito dopo il rifornimento dovrebbe evitare di continuare a utilizzare il mezzo e rivolgersi a un’officina. È importante conservare lo scontrino o la ricevuta, annotando il nome e l’indirizzo del distributore, la data, l’orario e la quantità acquistata. Possono essere utili anche una diagnosi scritta del meccanico, le fatture degli interventi effettuati e l’eventuale conservazione di un campione del carburante estratto dal serbatoio.
Le segnalazioni provenienti dalle officine romane non dimostrano, al momento, che tutti i casi abbiano una causa comune. Hanno però riaperto il dibattito sulla necessità di controllare con maggiore frequenza l’intera filiera, dal trasporto alla conservazione nelle cisterne fino all’erogazione. L’obiettivo è tutelare gli automobilisti, individuare rapidamente i prodotti non conformi e impedire che eventuali operatori scorretti possano ottenere un vantaggio economico mettendo a rischio i veicoli e la sicurezza stradale.





