“Deve farlo anche lei!” Il diktat di Meloni per la ministra. È davvero la fine?

Francesco Meletti

24/03/2026

Giorgia Meloni al centro della polemica social dopo la morte del piccolo Domenico

Nel testo diffuso in serata, infatti, la presidente del Consiglio aggiunge un passaggio tutt’altro che neutro: auspica che “sulla medesima linea di sensibilità istituzionale” venga condivisa una scelta analoga anche dal ministro del Turismo Daniela Santanchè. Tradotto: non più un caso isolato, ma un criterio politico che si estende. La richiesta è chiara e segna un salto di livello nella gestione interna della maggioranza.

La tempistica non è casuale. Le dimissioni arrivano subito dopo il voto referendario, in un momento in cui il governo deve evitare che la sconfitta si trasformi in logoramento quotidiano. Meloni non arretra, ma sceglie di intervenire, anche a costo di dare l’impressione di un intervento tardivo. In realtà, la linea è quella di evitare scosse prima del voto e agire immediatamente dopo, quando il quadro politico consente margini di manovra più ampi.

Un segnale alla maggioranza e al Paese

La decisione assume quindi un doppio significato: interno ed esterno. Da un lato serve a ristabilire una linea dentro la maggioranza, evitando che i singoli casi diventino fattori di instabilità permanente; dall’altro manda un messaggio all’elettorato, in una fase in cui si apre di fatto una lunga avvicinamento alla prossima campagna elettorale. Il tempo tecnico per votare è ancora lontano, ma quello politico è già iniziato.

In questo quadro, l’estensione implicita della richiesta a Santanchè rappresenta il punto più delicato. Non è una decisione formalizzata, ma è un’indicazione politica netta: la stagione delle difese a oltranza sembra finita, sostituita da una gestione più selettiva e, soprattutto, più rapida dei dossier più esposti. È il tentativo di trasformare una sconfitta referendaria in un momento di rilancio, evitando che si trasformi in una lunga erosione di consenso.