Terremoto nel governo dopo il referendum, si sono dimessi

Francesco Meletti

24/03/2026

Al centro della vicenda c’è la società “Le 5 forchette srl”, fondata nel dicembre 2024 e partecipata anche da Delmastro. Tra i soci figurava Miriam Caroccia, figlia di Mauro Caroccia, imprenditore condannato in via definitiva per intestazione fittizia con aggravante mafiosa, nell’ambito di indagini legate al riciclaggio di denaro del clan Senese.

Il collegamento tra la società e il ristorante “Bisteccheria d’Italia”, insieme ai rapporti indiretti con la famiglia Caroccia, ha fatto esplodere il caso sul piano politico, portando a richieste di chiarimento e a un possibile coinvolgimento della Commissione Antimafia. Un passaggio che avrebbe potuto aprire scenari ancora più complessi per il governo.

Le contraddizioni e i dubbi sulla ricostruzione

Delmastro ha sostenuto di non essere a conoscenza del contesto familiare della socia al momento della costituzione della società e di aver ceduto le proprie quote appena venuto a conoscenza della situazione. Tuttavia, nel dibattito pubblico sono emersi elementi che hanno alimentato dubbi su questa versione.

Tra questi, una foto risalente al 2023 che lo ritrarrebbe nel locale riconducibile alla famiglia Caroccia. Un dettaglio che ha contribuito a rafforzare le critiche sulla plausibilità della sua difesa e sull’adeguatezza delle verifiche effettuate prima di entrare nella società.

Un ulteriore punto riguarda la mancata indicazione della partecipazione societaria negli atti ufficiali, obbligatoria per i membri del governo. Su questo aspetto restano interrogativi sia politici sia tecnici, con possibili approfondimenti anche sul piano amministrativo.

La doppia uscita e la tensione a via Arenula

A rendere il quadro ancora più delicato è stata la contemporanea uscita di scena di Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministero della Giustizia. Le sue dimissioni, arrivate nelle stesse ore, contribuiscono a delineare una situazione di forte tensione interna al ministero guidato da Carlo Nordio.

La doppia uscita rafforza l’idea di una crisi più ampia, che non riguarda solo il singolo caso ma la gestione complessiva della vicenda. Un elemento che pesa anche in vista del question time in Parlamento, dove il ministro sarà chiamato a riferire.

Il ruolo di Meloni e le pressioni politiche

Secondo diverse ricostruzioni, nelle ultime ore anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni avrebbe spinto per una soluzione rapida, nel tentativo di limitare i danni politici e chiudere il caso prima di ulteriori sviluppi. In una prima fase, la premier aveva difeso Delmastro, invitando a non trarre conclusioni affrettate, ma l’evoluzione della vicenda avrebbe reso inevitabile un cambio di linea.

Il tempismo delle dimissioni, arrivato subito dopo il referendum, è stato però letto dalle opposizioni come un elemento politico significativo. Secondo il Partito Democratico, si tratterebbe di un passo indietro “tardivo ma necessario”, mentre da Alleanza Verdi e Sinistra è arrivata una lettura ancora più netta, collegando direttamente il voto degli italiani alla caduta dei due esponenti del ministero.

Un caso che lascia strascichi

Al di là delle dimissioni, la vicenda Delmastro lascia aperti diversi fronti. Da un lato, il tema delle responsabilità politiche e della gestione del caso; dall’altro, i possibili sviluppi istituzionali e giudiziari legati agli elementi emersi.

Il governo prova ora a chiudere rapidamente una crisi diventata troppo esposta, ma il segnale politico resta forte. In un contesto già segnato dal risultato del referendum, la doppia uscita rappresenta un passaggio delicato che potrebbe avere effetti anche nel medio periodo sugli equilibri dell’esecutivo.