Cruciani attacca Iacchetti dopo il caso in tv: “Quelli come te…”

Giovanni Poloni

13/03/2026

Cruciani ha poi insistito sul paradosso che lo aveva colpito di più: “I democratici come Iacchetti dicono su Gaza non si discute — cioè su Gaza non si può discutere. E allora fategli fare un monologo su Gaza.” Una presa di posizione netta, che ha voluto rimarcare il rischio di un dibattito pubblico ridotto a invettiva: chi pretende di difendere i diritti alla discussione, e poi minaccia fisicamente chi non la pensa come lui, finisce per incarnare esattamente l’atteggiamento che critica negli altri.

Non meno tagliente è stata la reazione di David Parenzo, che su X aveva scritto: “Uno spettacolo imbarazzante, uno sproloquio di puro delirio in cui è stato in grado, in pochi minuti, di assassinare qualunque fatto. Ha parlato di razza, di ebrei, ha confuso ebrei con israeliani, ha minacciato di menare Eyal Mizrahi, ha detto che da secoli gli ebrei aggrediscono gli arabi. Preferisco ricordarlo quando al Festivalbar cantava ‘Pippa di meno’ (1995). Mai canzone fu più indicata.” Un affondo che unisce indignazione e ironia feroce, e che ha generato migliaia di condivisioni.

Il caso Iacchetti e i limiti del dibattito televisivo

L’episodio ha riaperto una domanda ricorrente: fino a dove può spingersi il confronto nei talk show italiani prima di diventare qualcosa d’altro? Non è la prima volta che gli scontri in studio degenerano oltre i limiti del confronto civile, ma il caso Iacchetti ha assunto un rilievo particolare sia per la notorietà del personaggio — comico e conduttore amatissimo dal grande pubblico — sia per la delicatezza del tema trattato. La tensione internazionale legata al conflitto in Medio Oriente si riflette sempre più spesso sugli studi televisivi italiani, abbassando la soglia di tolleranza e alzando quella dell’aggressività verbale. Il confine tra dibattito acceso e degenerazione, come ha dimostrato questa serata di Rete 4, può essere sottilissimo.