Cos’è la ricina, il veleno che ha ucciso mamma e figlia a Natale: “Senza pietà, ecco perché”

Francesco Meletti

01/04/2026

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Un veleno che colpisce senza pietà: cosa succede al corpo

Il modo in cui agisce è crudele nella sua precisione. Una volta entrata nell’organismo, la ricina può interferire con i meccanismi vitali delle cellule, bloccando la produzione di proteine indispensabili. Quando le cellule smettono di funzionare, gli organi cominciano a cedere.

I sintomi cambiano in base a come si entra in contatto con la sostanza, ma il quadro può precipitare rapidamente. E spesso, proprio per la difficoltà di riconoscere subito la causa, si corre contro il tempo con pochissimo margine.

  • Se ingerita, può provocare nausea, vomito, diarrea anche grave e un progressivo collasso degli organi.
  • Se inalata, può colpire i polmoni con difficoltà respiratorie fino a situazioni drammatiche.
  • Se introdotta nel sangue, è considerata una delle modalità più rapide e pericolose, con un peggioramento che può portare alla morte in pochi giorni.

Il “delitto dell’ombrello” e le lettere ai potenti: quando la ricina ha fatto la storia

Non è la prima volta che questo nome finisce nelle cronache. Il caso più famoso è diventato quasi un simbolo: nel 1978, a Londra, il dissidente bulgaro Georgi Markov venne colpito con una puntura alla gamba. Un gesto apparentemente insignificante che, secondo le ricostruzioni, nascondeva una capsula contenente ricina. Markov morì quattro giorni dopo.

Da allora, la ricina è rimasta nell’immaginario collettivo come il veleno perfetto per gli attentati mirati. Negli anni, in più occasioni, se ne è parlato anche per presunte spedizioni in lettere indirizzate a figure di primissimo piano, da Barack Obama a Donald Trump. Storie che fanno paura perché raccontano quanto possa essere subdola.

Anche in Italia non è solo un incubo “da film”

E non è nemmeno un fenomeno lontano. In Italia, ad esempio, nel 2019 a Torino due giovani finirono al centro di un’inchiesta perché avrebbero tentato di avvelenare dei coetanei per gelosia. Un episodio che dimostrò una cosa: anche se non è semplice procurarsela, quando qualcuno decide di usarla diventa un’arma terribile.

Ora, nel caso di Campobasso, la Procura sta cercando risposte: ricostruzioni, contatti, passato recente, ogni dettaglio utile a capire cosa sia davvero successo in quei giorni di festa. Intanto, sul fronte medico e scientifico, si lavora da anni a soluzioni come vaccini sperimentali, ma la strada è ancora lunga. E nel frattempo, la ricina continua a restare quel tipo di minaccia che non perdona errori e non concede seconde possibilità.