Perché lo zirconio sulle scarpe è una scoperta anomala
Lo zirconio — o più precisamente il suo ossido, la zirconia — è un materiale ceramico di alta durezza utilizzato in ambito industriale come abrasivo per l’affilatura professionale di coltelli, lame e strumenti da taglio. Non è una sostanza che si incontra camminando per strada, toccando superfici domestiche o frequentando ambienti ordinari. Trovarne tracce sulle scarpe di una persona che non svolgeva attività industriali è un dato che richiede una spiegazione precisa: come ci è arrivato? Quando? Attraverso quale contatto?
È esattamente a queste domande che gli inquirenti stanno cercando di rispondere. L’ipotesi investigativa è che Liliana possa essere venuta in contatto con ambienti, superfici o oggetti legati all’attività di arrotino del marito — in casa, su un veicolo, in un locale di lavoro — e che quella contaminazione si sia depositata sulle sue calzature. Se confermato attraverso ulteriori accertamenti, il dato collocherebbe Liliana in un contesto spaziale o temporale riconducibile direttamente all’attività di Visentin. Un collegamento potenzialmente devastante per la posizione dell’unico indagato.
La perizia sul cordino e il laccio: la risposta definitiva si avvicina
La scoperta dello zirconio arriva in un momento in cui l’attività peritale è nel pieno della sua fase più delicata. La GIP Flavia Mangiante ha concesso al pool di esperti una proroga di trenta giorni per il deposito della perizia definitiva, riconoscendo la complessità degli accertamenti in corso su reperti estremamente sensibili. Sotto la lente degli specialisti ci sono due oggetti chiave: il cordino trovato attorno al collo di Liliana al momento del ritrovamento e il laccio che teneva unite le sue chiavi. Su entrambi si cerca di isolare tracce di DNA o altri residui biologici che possano finalmente sciogliere il nodo che tiene in sospeso l’Italia da oltre quattro anni.
La domanda è sempre la stessa: Liliana Resinovich si è tolta la vita o è stata uccisa? La scienza non ha ancora risposto in modo definitivo. Ma con lo zirconio sulle scarpe, con il cordino e il laccio ancora sotto analisi, e con la prossima udienza fissata per il 26 giugno 2026, il margine di incertezza si stringe. E per Sebastiano Visentin, la posizione di unico indagato comincia a pesare in modo sempre più concreto.