Cosa c’è davvero in ballo nella commissione
Il fuoco della polemica riguarda un’audizione avvenuta l’8 aprile, in cui un imprenditore di nome Dario Bianchi ha dichiarato di aver conosciuto un avvocato che si presentava come “collega del presidente Conte” e offriva consulenze per risolvere problemi legati alla struttura commissariale nella vendita di mascherine. Conte ha smentito ogni collegamento con quell’avvocato, ricordando che le indagini della Procura su quel caso si erano già chiuse senza risultati.

Nei giorni precedenti, sui social, aveva già scritto tutto quello che pensava: “Da giorni leggete bugie e illazioni miserabili su di me. Calunnie sulla gestione Covid. È lo stesso fango con cui ripartono alla carica dopo le archiviazioni dei tribunali”.
La risposta in aula: la sfida legale e la stoccata finale
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— L’INTRANSIGENTE 🏄♀️ (@Lintransigente5) April 14, 2026
Di fronte all’attacco in aula Conte ha risposto su due livelli. Sul piano legale ha lanciato la sfida dell’immunità parlamentare: se i deputati di FdI sono così certi di quello che dicono, escano dal Parlamento — dove l’immunità li protegge — e ripetano le stesse parole davanti a un giudice. Sul piano politico ha rigirato l’accusa sull’impostazione della commissione stessa: “Abbiamo chiesto il coinvolgimento anche delle Regioni gestite dal centrodestra, le più colpite dalla pandemia, ma siccome il coraggio non vi appartiene le avete escluse”.
Poi la stoccata finale, destinata a diventare la frase più citata della giornata: “Se avesse messo prima la mascherina la deputata Buonguerrieri filtravano meglio le parole in libertà che ha detto”. Un’uscita che ha strappato risate tra i banchi dell’opposizione e fatto salire ulteriormente la tensione tra quelli della maggioranza.
Le opposizioni unite al fianco di Conte
Lo scontro non vede solo M5S contro FdI. Pd, Avs e Italia Viva si sono schierati compatti, inviando una lettera congiunta ai presidenti di Camera e Senato per denunciare che la commissione starebbe producendo “audizioni costruite senza reale contenuto istruttorio”, con convocazioni decise senza confronto con le minoranze e nessuna possibilità di contraddittorio. La commissione, secondo l’opposizione, non è uno strumento di verità ma una macchina da guerra elettorale costruita apposta per colpire Conte.
Con le elezioni politiche all’orizzonte e Conte sempre più al centro del dibattito come possibile leader del centrosinistra, la posta in gioco è alta. E nessuno, da nessuna delle due parti, ha intenzione di fare un passo indietro.


