Uno degli episodi più difficili della sua vita arrivò nel 2006, quando durante una partita con il Giulianova fu colpito da un aneurisma cerebrale.



Un evento improvviso e gravissimo che mise a rischio la sua vita e segnò profondamente il suo percorso sportivo. Dopo un lungo recupero, Cherubini riuscì comunque a rimettersi in piedi, dimostrando una grande forza di volontà.
Decise così di restare nel mondo del calcio, avviando un percorso da allenatore e tornando anche in campo per un’ultima parentesi con il Chieti nella stagione 2008/2009.
Le vicende fuori dal campo
La sua vita è stata caratterizzata anche da momenti difficili lontano dal rettangolo di gioco. Nel 2014 fu arrestato a Roma con l’accusa di porto abusivo di arma e ricettazione, dopo essere stato trovato in possesso di una pistola rubata.
Non era la prima volta che il suo nome finiva nelle cronache: già nel 2010 era stato coinvolto in un episodio violento a Ostia, che aveva fatto molto discutere.
Vicende che hanno contribuito a delineare il ritratto di una figura complessa, divisa tra talento sportivo e fragilità personali.
Il ricordo di chi lo ha conosciuto
A dare l’annuncio della morte è stato un ex compagno e amico, che sui social ha voluto ricordarlo con parole cariche di emozione, descrivendolo come una persona intensa, sempre sopra le righe e difficile da dimenticare.
Un ricordo che restituisce l’immagine di un uomo vissuto senza mezze misure, capace di lasciare un segno profondo in chi ha condiviso con lui anche solo un tratto di strada.
Con la sua scomparsa, il calcio italiano perde un protagonista di un’epoca diversa, fatta di storie autentiche e spesso complicate. Resta il ricordo di Gianluca Cherubini, tra successi, cadute e una vita vissuta sempre al massimo.
