Diesel e benzina, lo scenario da incubo: “A quanto potrebbero arrivare”

Francesco Meletti

10/08/2026

crisi hormuz benzina stelle

 

Benzina e Diesel, ma quanto mi costate? Da quando l’uomo ha sostituito i cavalli con quei trabiccoli col motore a scoppio – leggasi macchine o auto se vi aggrada di più – non se ne esce: se volete muovervi serve avere, e spendere, denaro per acquistare il prezioso carburante. Oggi, poi, con la crisi dello Stretto di Hormuz che spinge i costi oltre i due euro al litro c’è il rischio concreto di arrivare a 3 euro nei prossimi mesi. A fare chiarezza sulle cause dell’impennata è Davide Tabarelli, presidente e fondatore di Nomisma Energia, che analizza per Adnkronos il peso reale di petrolio, tasse e margini di distribuzione sul prezzo finale alla pompa.

Gli automobilisti italiani devono fare nuovamente i conti con carburanti che superano quota due euro. Ma quanto incide realmente la crisi internazionale del petrolio e quanto pesano invece tasse, margini dei gestori e sistema distributivo sul costo che paghiamo al distributore?

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Lo scenario internazionale e l’aumento dei prezzi

Secondo l’esperto, la situazione è cambiata radicalmente nel giro di dodici mesi: “Un anno fa il loro prezzo era intorno a 1,65-1,70 euro al litro. Adesso siamo sopra i due euro per entrambi. L’aumento di oltre 40 centesimi è sostanzialmente legato alla crisi dello Stretto di Hormuz”. Il greggio, spiega ancora il fondatore di Nomisma Energia, è salito dagli iniziali 60-70 dollari fino a toccare quota 85-90 dollari al barile, ma il vero problema riguarda i prodotti raffinati, i cui prezzi sono cresciuti ancora di più rispetto al petrolio grezzo, complice una carenza di raffinazione che coinvolge tutto il mondo e colpisce in modo particolare Europa e Italia. Le tensioni sui mercati energetici, avverte Tabarelli, non sembrano destinate a rientrare in tempi brevi.

Tasse, margini e rete distributiva

Entrando nel dettaglio della composizione del prezzo, Tabarelli chiarisce quanto incidono realmente le diverse voci: “Sul prezzo finale alla pompa abbiamo circa un euro di tasse. Il margine del gestore è molto ridotto, intorno ai quattro centesimi al litro”. A questo si aggiunge un sistema logistico che pesa per meno di venti centesimi complessivi, gestito da una rete estremamente frammentata di circa 20mila punti vendita su tutto il territorio nazionale, sulla quale — secondo l’esperto — servirebbero interventi mirati per aumentarne l’efficienza complessiva.

Guardando alle prospettive future, il presidente di Nomisma Energia non nasconde una certa preoccupazione: al momento dovremmo quasi ritenerci fortunati se i prezzi restano ancorati ai due euro, perché non è affatto da escludere un ulteriore rincaro fino a 2,50 euro o persino 3 euro al litro.

Il confronto con gli Stati Uniti

Sul fronte del confronto internazionale, Tabarelli non nasconde la sua posizione personale, pur riconoscendo la funzione del prelievo fiscale: da automobilista gradirebbe cifre più basse, simili a quelle americane, dove il peso fiscale sui carburanti risulta decisamente inferiore. Ricorda però che in Europa la fiscalità sui carburanti rappresenta una voce fondamentale per sostenere la spesa pubblica, trattandosi di uno strumento particolarmente efficiente e difficile da eludere. Le risorse raccolte, sottolinea, finanziano infrastrutture stradali, illuminazione pubblica, sanità, istruzione e altri servizi essenziali per i cittadini. La conclusione è netta: “Quindi il prezzo attuale è quello espresso dal mercato”.