“Li ha falsificati!” Scandalo Fauci, com’è nata davvero l’emergenza Covid e chi l’ha alimentata

Francesco Meletti

30/07/2026

Tornano a far discutere le pagine dei diari personali di Anthony Fauci, l’immunologo che guidò la task force anti-Covid voluta dall’amministrazione Trump nel gennaio 2020 e che restò poi consigliere medico capo del presidente Biden fino al dicembre 2022. Secondo una ricostruzione pubblicata da Il Tempo, a firma di Andrea B. Nardi, quelle pagine conterrebbero passaggi che metterebbero in discussione la linea ufficiale tenuta da Fauci sulla reale pericolosità del virus nei primi mesi della pandemia.

L’audizione al Senato e il rifiuto di rispondere

Il riferimento arriva a pochi giorni da una movimentata audizione di Fauci davanti al Senato americano, nel corso della quale l’immunologo si sarebbe più volte avvalso della facoltà di non rispondere alle domande della Commissione, invocando il proprio diritto costituzionale a non autoincriminarsi.

Cosa emergerebbe dai diari secondo la ricostruzione

Secondo quanto riportato nell’articolo, l’8 febbraio 2020 Fauci avrebbe annotato di aver discusso insieme al direttore del Center of Disease Control and Prevention, Tom Frieden, la natura del virus, definendolo nelle proprie note come sostanzialmente paragonabile a un’influenza aggressiva, con un tasso di letalità stimato tra lo 0,2 e lo 0,3%.

Pochi giorni dopo, l’11 marzo 2020, testimoniando davanti al Congresso, Fauci avrebbe indicato pubblicamente un tasso di letalità del Covid-19 nell’ordine del 3%, un valore dieci volte superiore rispetto a quello annotato privatamente. Secondo la ricostruzione del quotidiano, nei mesi successivi l’immunologo avrebbe continuato a sostenere pubblicamente stime di mortalità comprese tra l’1% e il 2,5%, definendo il virus fino a dieci volte più letale dell’influenza stagionale.

Le annotazioni sulle misure restrittive

Sempre secondo quanto riporta l’articolo, nei diari comparirebbero anche riferimenti al ruolo diretto avuto da Fauci nel convincere alcune autorità locali statunitensi, tra cui il sindaco di New York e il governatore della California, ad adottare misure di chiusura di scuole, bar, ristoranti e attività commerciali. In un’annotazione del 16 marzo 2020, l’immunologo avrebbe inoltre rivendicato il proprio ruolo nell’intensificazione delle norme sanitarie restrittive, comprese le limitazioni alle visite nelle case di cura e agli spostamenti, oltre alla spinta verso il lavoro da remoto.

Il nodo mai risolto sulle origini del virus

La vicenda si intreccia inevitabilmente con il dibattito, tuttora aperto e privo di conferme definitive, sulle origini del Covid-19. La Commissione di Vigilanza della Camera dei Rappresentanti Usa ha di recente sollevato nuovi interrogativi su Fauci e sui funzionari dei National Institutes of Health, ipotizzando un possibile insabbiamento della cosiddetta teoria della fuga di laboratorio dall’Istituto di virologia di Wuhan, legata alle ricerche di tipo “gain-of-function” condotte con il contributo dell’organizzazione no-profit statunitense EcoHealth Alliance.

Sulla stessa linea si sarebbe espresso in passato anche l’ex segretario di Stato Mike Pompeo, secondo cui esisterebbero solide prove a sostegno dell’ipotesi che il virus sia stato sviluppato proprio nel laboratorio di Wuhan per poi sfuggire accidentalmente al controllo. Una tesi che Fauci ha sempre respinto con fermezza, e che resta scientificamente controversa e non confermata da prove definitive.

Un caso destinato a restare aperto

Al di là delle diverse interpretazioni, la pubblicazione di questi estratti dei diari personali di Fauci riaccende un dibattito che negli Stati Uniti resta fortemente polarizzato dal punto di vista politico, con democratici e repubblicani su posizioni opposte sia riguardo alla gestione della pandemia sia riguardo alle sue reali origini.

Resta da vedere se ulteriori elementi emergeranno nelle prossime settimane, anche alla luce della possibile incriminazione di Fauci per oltraggio al Congresso, in una vicenda che continua a dividere profondamente l’opinione pubblica americana.

Fonte: Il Tempo, articolo di Andrea B. Nardi