Anthony Fauci, l’epidemiologo che guidò la risposta statunitense alla pandemia da Covid-19, è finito sotto torchio nel corso di un’audizione al Senato americano dedicata alle origini del virus. L’86enne, ex direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases, rischia ora l’incriminazione per oltraggio al Congresso dopo essersi rifiutato di rispondere alle domande dei senatori.
Il Quinto Emendamento invocato oltre 100 volte
Nel corso dell’audizione davanti alla Commissione per la Sicurezza Interna del Senato, Fauci ha invocato a sorpresa il proprio diritto costituzionale a non autoincriminarsi, previsto dal Quinto Emendamento, per oltre cento volte. Nel suo discorso di apertura, l’immunologo ha spiegato di ricorrere a questa scelta su consiglio dei propri legali, pur riconoscendo il rispetto che nutre nei confronti del ramo legislativo del governo e della sua lunga storia di collaborazione con il Congresso.
I senatori repubblicani non demordono
Nonostante il rifiuto di rispondere, i senatori repubblicani hanno scelto una strategia insolita, proseguendo l’audizione e incalzando comunque Fauci con domande relative alle ricerche finanziate dagli Istituti Nazionali di Sanità e alle origini del Covid-19, in particolare sui presunti finanziamenti al laboratorio di virologia di Wuhan, la città cinese da cui sarebbe partita la pandemia alla fine del 2019.
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Il presidente della Commissione, il senatore Rand Paul, ha inoltre accusato Fauci di aver mentito al Congresso su questo specifico punto, sebbene non esistano prove a sostegno di tale accusa, che lo scienziato ha sempre categoricamente respinto in passato.
La difesa dei senatori democratici
Sul fronte opposto, i senatori democratici hanno difeso l’operato di Fauci, sostenendo che l’intera audizione rappresenti un tentativo dei repubblicani di indurlo a una falsa testimonianza per poterlo poi incriminare. Diversi esponenti dem hanno utilizzato il proprio tempo a disposizione per elogiare il lavoro dell’epidemiologo, concentrando piuttosto le proprie critiche sulle politiche sanitarie adottate dall’attuale amministrazione Trump.
Il rischio dell’incriminazione per oltraggio
Al termine dell’audizione, il senatore Paul ha annunciato che la Commissione metterà ai voti, nella prossima settimana, la mozione relativa all’accusa di oltraggio al Congresso nei confronti di Fauci, proprio in ragione del suo rifiuto di rispondere alle domande poste dai parlamentari.
Va ricordato che Fauci ha ricevuto una grazia preventiva dall’ex presidente Joe Biden, che però lo tutela esclusivamente da eventuali procedimenti penali federali relativi ad azioni compiute fino al 19 gennaio 2025, data della sua emanazione, lasciando quindi aperti margini di rischio legale per la vicenda attuale.
Il contesto: la nuova stretta sui finanziamenti alla ricerca
L’audizione arriva in un momento politicamente delicato, subito dopo che gli Stati Uniti hanno varato una nuova direttiva che riduce i finanziamenti destinati a una particolare tipologia di ricerca biologica, la cosiddetta “acquisizione di funzione”, che prevede la modifica del patrimonio genetico dei virus per comprenderne meglio l’evoluzione. Secondo l’amministrazione Trump, questo tipo di ricerca sarebbe all’origine della pandemia da Covid-19, sebbene la questione resti scientificamente controversa e priva di conferme definitive.
Un caso ancora aperto
L’audizione, fortemente polarizzata dal punto di vista politico, non ha prodotto nuove rivelazioni concrete né sulle origini del coronavirus né sulla gestione governativa della pandemia, ma ha ulteriormente alimentato le diverse narrazioni sostenute da democratici e repubblicani. Nelle prossime settimane si capirà se la mozione di oltraggio al Congresso troverà i voti necessari per essere approvata, in un caso che continua a dividere profondamente l’opinione pubblica statunitense.
Fonte: Ansa, Quotidiano.net, laRegione.ch, con approfondimenti da Npr e Axios



