La nuova legge sui minori voluta dal governo, ribattezzata dai più critici “anti-maranza”, non convince fino in fondo il Quirinale. Secondo quanto trapela dal Colle, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella starebbe osservando con attenzione l’iter del provvedimento, pronto a intervenire con un’opera di moral suasion qualora il testo dovesse presentare, a suo giudizio, profili di incostituzionalità.
Cosa prevede la norma anti-maranza
Il disegno di legge, approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 23 luglio, interviene sull’articolo 98 del Codice penale, introducendo una presunzione relativa di capacità di intendere e di volere per i ragazzi che, al momento del reato, abbiano compiuto 14 anni e non ancora 18.
Cambia così il criterio di accertamento: finora era il giudice a dover verificare caso per caso se il minore fosse effettivamente capace di intendere e di volere, mentre con la nuova norma questa capacità si presume fino a prova contraria, invertendo di fatto l’onere della prova. Resta invece invariata la riduzione di pena prevista per i minori giudicati imputabili.
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Le parole di Meloni e Nordio
A difendere il provvedimento è stata direttamente la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che in un videomessaggio ha ribadito il principio alla base della norma, sottolineando che chi commette un reato deve risponderne anche da minorenne. Sulla stessa linea il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha precisato come la novità non riguardi un abbassamento dell’età per l’imputabilità né un inasprimento delle pene, ma esclusivamente un cambiamento nella presunzione di imputabilità.
Perché la norma preoccupa il Quirinale
Al Colle, però, la novità normativa avrebbe fatto sorgere più di un dubbio. Il provvedimento, secondo quanto emerso, ribalterebbe una logica giuridica consolidata da tempo, toccando temi delicati come la tutela dell’infanzia prevista dall’articolo 31 della Costituzione e i principi sanciti dalla Convenzione Onu sui diritti del fanciullo.
Non si tratterebbe, secondo fonti vicine al Quirinale, di un giudizio sul merito dell’impostazione securitaria scelta da Palazzo Chigi, quanto piuttosto di una preoccupazione legata alla tenuta costituzionale del testo, un aspetto che tradizionalmente rientra tra le prerogative di vigilanza del Capo dello Stato.
La “vigile attesa” di Mattarella
Per il momento, la linea scelta dal Presidente sarebbe quella della prudenza: nessun intervento pubblico, nessuna presa di posizione anticipata, ma una attenta osservazione dell’iter parlamentare del provvedimento. Un atteggiamento che, secondo gli osservatori, lascia comunque intendere come, qualora il testo dovesse arrivare sul tavolo del Quirinale con evidenti profili di incostituzionalità, un intervento più diretto da parte del Capo dello Stato non sarebbe da escludere.
Le reazioni delle opposizioni
Il provvedimento, fin dalla sua approvazione in Consiglio dei ministri, ha suscitato le critiche delle opposizioni, che contestano soprattutto l’inversione dell’onere della prova sulla capacità di intendere e di volere dei minorenni, ritenendola una scelta che rischia di colpire in modo eccessivo ragazzi che, per età, si trovano ancora in una fase di piena crescita e maturazione.
Il testo dovrà ora affrontare l’iter parlamentare prima di diventare legge, un passaggio che si preannuncia acceso, complice anche l’attenzione con cui il Quirinale sta seguendo l’intera vicenda.
Fonte: Il Giornale d’Italia, con approfondimenti da Adnkronos, La Verità e Il Messaggero






