Una nuova pronuncia della Corte di Giustizia dell’Unione europea riaccende il dibattito sulle concessioni balneari e potrebbe incidere sull’applicazione della direttiva Bolkestein in Italia. Secondo quanto emerge dalla recente decisione, l’obbligo di ricorrere a gare pubbliche scatterebbe soltanto nei casi in cui vi sia una reale scarsità della risorsa naturale, un principio destinato a pesare sul futuro del settore.
La pronuncia è stata accolta con favore dalla maggioranza di governo, che la considera un possibile punto di svolta per superare anni di incertezza normativa e dare maggiore stabilità alle migliaia di imprese che operano lungo le coste italiane.
Cosa ha deciso la Corte Ue
La Corte di Giustizia ha chiarito che l’obbligo di indire procedure di evidenza pubblica previsto dalla direttiva Bolkestein si applica solo quando le autorizzazioni riguardano una risorsa naturale effettivamente limitata. La verifica dell’eventuale scarsità, tuttavia, spetta alle autorità nazionali competenti, sotto il controllo dei giudici.
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La decisione è destinata ad avere un impatto importante sul confronto politico e giuridico che da anni accompagna la riforma delle concessioni balneari in Italia.
La posizione del Governo
Nel frattempo il Governo continua a lavorare al nuovo bando tipo per le concessioni demaniali marittime. Il vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha annunciato che il documento sarà messo a disposizione dei Comuni entro la fine del mese, con l’obiettivo di uniformare le procedure di gara sul territorio nazionale.
Secondo l’esecutivo, l’esperienza maturata in diversi Comuni dimostrerebbe come sia possibile coniugare procedure competitive, continuità aziendale, tutela delle imprese familiari e qualità dei servizi offerti ai cittadini.
Le possibili conseguenze
Per la maggioranza la decisione della Corte europea rappresenta un elemento che potrebbe rafforzare l’impianto della riforma italiana. Viene inoltre richiamata la mappatura del demanio marittimo effettuata dal Governo, dalla quale emergerebbe l’assenza di una condizione generalizzata di scarsità delle spiagge disponibili.
La questione resta comunque aperta e saranno le autorità competenti, caso per caso, a valutare l’effettiva disponibilità della risorsa e le modalità di assegnazione delle concessioni, in un settore che continua a essere al centro del confronto politico ed economico.
Fonte: Il Giornale






