Se il governo Conte 2 affidava alla leva fiscale il compito di orientare i consumi, il governo Meloni ha puntato sulla prevenzione, sull’informazione e sull’innovazione senza gravare sulle tasche dei cittadini. Questo il succo – è proprio il caso di dirlo – del protocollo d’intesa biennale tra il Ministero della Salute e Assobibe, l’associazione di categoria del settore, che hanno trovato il punto di accordo per ridurre gli zuccheri senza aumentare le tasse, firmato ieri mattina dal sottosegretario Marcello Gemmato e dal presidente di Assobibe, Giangiacomo Pierini. Un accordo che consolida una collaborazione già avviata negli anni scorsi e che punta a promuovere un consumo più consapevole delle bevande analcoliche, favorendo una progressiva riduzione degli zuccheri e dell’apporto calorico attraverso l’innovazione dei prodotti e una corretta informazione ai cittadini.
Il protocollo prevede il monitoraggio dei consumi attraverso i sistemi di sorveglianza del Ministero della Salute, iniziative di educazione alimentare rivolte ai cittadini e alle scuole, campagne informative basate su evidenze scientifiche e un ulteriore impegno delle aziende nel migliorare la composizione nutrizionale delle bevande, riducendo progressivamente gli zuccheri e ampliando l’offerta di prodotti a ridotto o nullo contenuto calorico. È previsto inoltre il rafforzamento delle regole di autoregolamentazione nella comunicazione commerciale rivolta ai minori e una relazione annuale sui risultati raggiunti. Il Ministero, dal canto suo, mantiene piena autonomia nelle proprie funzioni di indirizzo e controllo.
«Con questo protocollo rafforziamo un percorso di collaborazione istituzionale basato su sicurezza alimentare, corretta informazione e promozione di un consumo consapevole delle bevande analcoliche, con particolare attenzione alla riduzione degli zuccheri e al corretto bilancio energetico», afferma Gemmato. «L’obiettivo è favorire scelte informate, coerenti con stili di vita sani. Nel modello alimentare italiano, fondato su equilibrio e varietà, anche le bevande analcoliche possono trovare spazio, purché inserite in un consumo moderato e consapevole, evitando eccessi, soprattutto di zuccheri aggiunti».
Leggi anche:Caos in Forza Italia, metà dei senatori dirà di no
Leggi anche:Caso Ranucci, nuovo delirio del deputato m5s: “Chi è il mandante morale dell’attentato”
Leggi anche:Meloni e Vannacci, la sorpresa che non ti aspetti (o forse sì): cosa succede
Ma come si diceva uno dei punti di forza dell’intesa riguarda il mancato utilizzo della leva fiscale: «Abbiamo smentito l’impostazione ideologica del governo Conte – ha commentato il sottosegretario – I risultati già ottenuti dimostrano che è possibile incidere concretamente sui comportamenti e sull’offerta senza ricorrere a nuove misure fiscali, ma investendo su responsabilità condivisa, trasparenza e consapevolezza. Insomma, con questo accordo facciamo il bene degli italiani due volte: riducendo gli zuccheri ed eliminando una tassa».
Il confronto resta aperto. L’Organizzazione mondiale della sanità considera la tassazione delle bevande zuccherate uno degli strumenti a disposizione dei governi per ridurre il consumo di zuccheri, ma riconosce anche il valore di interventi complementari come la riformulazione dei prodotti, l’educazione alimentare e una chiara informazione nutrizionale. Nell’Unione europea, infatti, non esiste un modello unico: alcuni Paesi hanno introdotto una sugar tax, altri hanno privilegiato percorsi basati sulla collaborazione con il sistema produttivo. Ed è proprio in questa direzione che si colloca l’iniziativa italiana. L’idea è che la tutela della salute possa essere perseguita accompagnando imprese e consumatori verso scelte sempre più consapevoli, favorendo la progressiva riduzione degli zuccheri presenti nei prodotti e promuovendo l’innovazione, senza ricorrere necessariamente a nuove imposte.
La verifica arriverà dai risultati. Se questo percorso produrrà un’ulteriore riduzione degli zuccheri consumati dagli italiani, il modello delineato dal protocollo potrà rappresentare un esempio di come salute pubblica, competitività delle imprese e sostenibilità economica possano procedere nella stessa direzione.






