Mattarella, l’appello agli italiani

Francesco Meletti

25/06/2026

 

A ottant’anni dalla prima seduta dell’Assemblea Costituente, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato il valore storico di quel momento che segnò la nascita della Repubblica italiana e della Costituzione. Nel suo intervento a Montecitorio, il Capo dello Stato ha definito quella stagione un passaggio fondamentale, in cui donne e uomini seppero «dare forma alla libertà e alla democrazia degli italiani» dopo gli anni della dittatura fascista e della Seconda guerra mondiale.

Mattarella ha sottolineato come il percorso compiuto dall’Italia repubblicana rappresenti ancora oggi un motivo di orgoglio, evidenziando la lungimiranza dei padri e delle madri costituenti, capaci di costruire un ordinamento democratico fondato sulla tutela dei diritti, delle libertà e dell’indipendenza nazionale.

Il ricordo di chi ha sacrificato la propria vita

Nel suo discorso, il Presidente della Repubblica ha ricordato il prezzo pagato da migliaia di italiani per restituire il Paese alla democrazia. Ha reso omaggio ai partigiani, alle vittime delle violenze naziste e della Repubblica di Salò, ai militari del Corpo italiano di Liberazione, agli oltre 600 mila internati militari che rifiutarono di collaborare con l’esercito tedesco e agli italiani di origine ebraica deportati nei campi di sterminio.

Un passaggio particolare è stato dedicato anche alla Brigata ebraica, ricordata per il contributo offerto alla Liberazione dell’Italia. Mattarella ha evidenziato come la riconquista della libertà sia stata possibile grazie all’impegno di persone provenienti da esperienze diverse ma unite dall’obiettivo comune di restituire democrazia e dignità al Paese.

La standing ovation di Montecitorio

Uno dei momenti più intensi della cerimonia si è registrato quando il Capo dello Stato ha ricordato i martiri assassinati dal fascismo. L’Aula di Montecitorio si è alzata in piedi tributando una lunga standing ovation mentre Mattarella citava Giacomo Matteotti, Giovanni Amendola, don Giovanni Minzoni, Antonio Gramsci e i fratelli Carlo e Nello Rosselli.

Nel finale del suo intervento, il Presidente ha ripercorso anche il delicato passaggio istituzionale che portò alla nascita della Repubblica. Ha ricordato come, dopo la guerra, il Paese riuscì a evitare la frammentazione territoriale grazie al lavoro della nuova classe dirigente democratica, sottolineando che l’acquiescenza di Vittorio Emanuele III nei confronti del fascismo aveva tradito lo spirito dello Statuto Albertino.

Secondo Mattarella, proprio la capacità delle istituzioni democratiche di guidare quella transizione consentì all’Italia di costruire una nuova stagione fondata sulla Costituzione repubblicana, ancora oggi punto di riferimento della vita democratica del Paese.