Alemanno esce dal carcere e attacca: “Rebibbia è una vergogna”. Poi l’annuncio su Vannacci

Giovanni Poloni

24/06/2026

Alemanno e Roberto Vannacci

Applausi, cori e decine di telecamere ad attendere Gianni Alemanno davanti al carcere di Rebibbia. L’ex sindaco di Roma è tornato in libertà nella mattinata di mercoledì 24 giugno dopo aver concluso il periodo di detenzione iniziato il 31 dicembre 2024.

Ad accoglierlo c’erano circa cento sostenitori che hanno scandito più volte il coro “Uno di noi, Gianni uno di noi”, mentre giornalisti e operatori televisivi cercavano di raccogliere le sue prime dichiarazioni da uomo libero.

E Alemanno non ha perso tempo. Le sue parole hanno immediatamente acceso il dibattito politico, soprattutto per il durissimo giudizio espresso sul sistema penitenziario italiano.

“Ho visto una realtà terribile”

Il primo pensiero dell’ex sindaco è stato rivolto proprio all’esperienza vissuta dietro le sbarre. Davanti ai cronisti ha descritto il carcere come una realtà drammatica, parlando apertamente di una situazione che considera incompatibile con i principi di una democrazia moderna.

“Il carcere è una vergogna nella nostra Repubblica”, ha dichiarato, spiegando di aver conosciuto da vicino un sistema che, a suo giudizio, non offre sufficienti opportunità di recupero e reinserimento a chi desidera cambiare vita.

Parole che arrivano dopo mesi trascorsi a raccontare la vita all’interno di Rebibbia attraverso lettere e riflessioni pubblicate sui social.

L’affondo contro il governo sul sovraffollamento

Tra i passaggi più forti delle sue dichiarazioni c’è quello dedicato all’emergenza sovraffollamento. Alemanno ha accusato apertamente il governo di non aver affrontato in maniera adeguata il problema delle carceri italiane.

L’ex sindaco ha annunciato l’intenzione di confrontarsi direttamente con il ministro della Giustizia Carlo Nordio per discutere delle condizioni degli istituti penitenziari e delle possibili soluzioni da adottare.

Secondo Alemanno, il tema non riguarda soltanto il numero dei detenuti presenti nelle celle, ma anche la capacità dello Stato di garantire percorsi concreti di formazione, lavoro e recupero sociale.

Le denunce dal diario di cella

Durante la detenzione, Alemanno aveva trasformato il proprio profilo social in una sorta di diario pubblico dal carcere. In più occasioni aveva denunciato situazioni di forte criticità all’interno degli istituti penitenziari. Nell’ultima lettera aveva raccontato di celle progettate per quattro persone ma occupate da sei detenuti, di ambienti degradati e di percorsi educativi accessibili soltanto a una minoranza dei reclusi.

Critiche rivolte anche alla burocrazia penitenziaria e ai tribunali di sorveglianza, che secondo lui sarebbero rallentati da carenza di personale e da un numero eccessivo di pratiche da gestire.

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“Una parte del mio cuore resta a Rebibbia”

Nonostante il ritorno alla libertà, Alemanno ha assicurato di non voler archiviare quanto vissuto negli ultimi mesi. Ha spiegato che continuerà a battersi per una riforma del sistema carcerario e per condizioni di detenzione più dignitose.

Nel suo messaggio ha ricordato i detenuti incontrati durante la permanenza a Rebibbia, sostenendo che molte persone cercano realmente una seconda possibilità ma spesso si trovano ad affrontare ostacoli enormi.

“Un pezzo del mio cuore resta lì”, ha affermato, riferendosi alle persone conosciute durante il periodo trascorso in carcere.

La frase su Vannacci che accende il dibattito

Tra le numerose domande dei giornalisti ce n’è stata una dedicata a Roberto Vannacci, il generale che guida Futuro Nazionale e che da tempo dialoga con diverse realtà della destra italiana.

Alla domanda sulla possibilità di incontrarlo, Alemanno ha risposto con una frase che non è passata inosservata: “Lo vedrò stasera a cena”.

Poche parole che hanno immediatamente alimentato le indiscrezioni su possibili sviluppi politici futuri e su un eventuale avvicinamento tra l’ex sindaco di Roma e il movimento guidato da Vannacci.

Per il momento non emergono dettagli sull’incontro, ma il riferimento è bastato per trasformare l’uscita di Alemanno da Rebibbia in un evento destinato ad avere conseguenze anche sul piano politico, oltre che mediatico.