C’eravamo tanto amati. Scintille e colpi bassi Fra Meloni e La Russa: cosa sta succedendo

Giovanni Poloni

23/04/2026

È uno di quei duelli che si consumano tra retroscena e smentite pubbliche, tra fonti anonime e lettere firmate. Da un lato Dagospia, che ha pubblicato un dagoreport dettagliato sui rapporti interni a Fratelli d’Italia, dipingendo un quadro di tensioni crescenti tra Giorgia Meloni e Ignazio La Russa. Dall’altro il diretto interessato, che ha risposto con una lettera aperta indirizzata al fondatore del sito Roberto D’Agostino, smontando la ricostruzione con un tono che oscilla tra il divertito e l’irritato.

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Cosa scrive Dagospia: “I nemici più ostici non sono Conte né Schlein”

Il dagoreport parte da una premessa provocatoria: per Meloni, i nemici più difficili da gestire non sono nell’opposizione ma dentro il suo stesso partito. E il più ostico di tutti si chiama Ignazio La Russa. Il sito descrive una sfida che non sarebbe più neanche sotterranea: da un lato il cerchio di Palazzo Chigi — incarnato da Patrizia Scurti e Giovanbattista Fazzolari — dall’altro La Russa e la sua “Trinacria magica”, ovvero la corrente siciliana che il presidente del Senato controlla e alimenta con cura certosina.

La prova di questo scontro di potere, secondo Dagospia, si sarebbe avuta plasticamente con il nuovo giro di nomine approvato dal Consiglio dei ministri. Due delle cinque posizioni assegnate — entrambe di peso — sarebbero finite nell’orbita larussiana. Giampiero Cannella, vicesindaco di Palermo, è descritto come “un uomo del mai paludato presidente del Senato”, nominato sottosegretario alla Cultura come “compensazione” dopo l’uscita dal governo di Gianmarco Mazzi, altro fedelissimo di La Russa. Il vero bersaglio, secondo Dagospia, non sarebbe tanto il ministro Alessandro Giuli — considerato poco più di un “dandy di rappresentanza” — quanto Emanuele Merlino, capo della segreteria tecnica del ministero e uomo di Fazzolari, che Palazzo Chigi avrebbe proposto come sottosegretario ricevendo però un “preferirei di no” da parte di Meloni stessa.

La seconda nomina nell’orbita larussiana è quella di Massimo Dell’Utri agli Esteri — segretario siciliano di Noi Moderati, il partito di Maurizio Lupi che La Russa avrebbe già scelto come riferimento per il candidato sindaco di Milano nel 2027. Due siciliani su cinque nuovi incarichi: una geografia del potere che, secondo Dagospia, non è casuale.

Il saluto gelido e la rabbia che non si contiene più

A colorare il ritratto di un rapporto sempre più teso, il sito descrive un episodio specifico: al Salone del Mobile di Milano, tra i due co-fondatori di Fratelli d’Italia ci sarebbe stato “un saluto a dir poco gelido”. Un dettaglio apparentemente minore, ma che nel linguaggio della politica dice molto su dove sono arrivati i rapporti tra chi ha fondato insieme un partito e che ora si trova a contendersi gli spazi di potere al suo interno.

Dagospia dipinge La Russa come un uomo che “ha dovuto subire la cacciata di Daniela Santanchè dal ministero del Turismo”, che “si oppone a qualunque ridimensionamento del suo potere” e che “fatica a contenere la rabbia” nei confronti della premier. Un profilo che il diretto interessato ha categoricamente respinto.

La Sicilia come campo di battaglia

Sullo sfondo di tutto questo c’è la Sicilia. Vediamo tutto nel dettaglio nella pagina successiva.