La Sicilia viene descritta dal sito come una “terra di scontri, rese dei conti” e un “potenziale terremoto per il governo”. Il quadro che emerge è quello di un’isola attraversata da più tensioni simultanee. Il deputato Manlio Messina, ex FdI, avrebbe minacciato di rivelare “segreti scottanti e imbarazzanti per il partito”, salvo poi cambiare idea misteriosamente e tacere. L’assessore regionale al turismo Elvira Amata è stata rinviata a giudizio per corruzione. Il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno — “altro personaggio dell’orbita La Russa” — è anch’egli coinvolto in procedimenti giudiziari.
In questo contesto il governatore Renato Schifani appare sempre più indebolito. La sua ascesa era stata frutto di un compromesso Tajani-Meloni che aveva sacrificato Nello Musumeci. Ora, con il ridimensionamento di Tajani, Schifani sente il fiato sul collo di Giorgio Mulè — vicepresidente della Camera molto apprezzato da Marina Berlusconi — che sogna di sfilargli la poltrona da governatore e chiede apertamente il commissariamento di Forza Italia in Sicilia. Le ragioni per farlo non mancherebbero: il risultato del referendum sulla giustizia nell’isola — storicamente una delle roccaforti berlusconiane — è stato definito “un disastro”.
La risposta di La Russa: lettera aperta a D’Agostino
La Russa non ha lasciato passare la ricostruzione senza rispondere. Ha scritto direttamente a Roberto D’Agostino con una lettera pubblica che mescola la correzione formale alla stoccata personale. L’esordio è già tutto un programma: “Caro D’Agostino, possibile che quando ti occupi di me non ne azzecchi una?”.
Sul rapporto con Meloni il presidente del Senato è categorico: “Fantascienza allo stato puro un ancorché minimo dissenso con Giorgia Meloni che per me è e resterà sempre, una sorella minore sul piano affettivo e una leader inimitabile sul piano politico. Con lei mai uno screzio, neanche il più piccolo”. Sulle nomine, La Russa ribalta completamente la narrativa: “Non solo per ruolo ma anche per scelta non mi piace intromettermi”. E sulla sua felicità per i nomi scelti: “La mia felicità per la loro nomina — cari amici di vecchia data — è totale così come totale è stata la mia assenza alla decisione di affidare a loro i prestigiosi incarichi”.
La chiusura è un invito bonario che contiene una critica sottile: “Possibile che nessuno ti informi correttamente sui percorsi interni di FdI e sul mio approccio alla politica che pure è notorio? Se vuoi sono sempre pronto a darti notizie che riguardano me, corrette e di prima mano. Ma forse non ti interessano”.
La smentita di La Russa è arrivata rapida, pubblica e firmata — il che le dà un peso che le smentite anonime non hanno. Ma le domande che Dagospia pone sulla geografia del potere dentro FdI non si risolvono con una lettera. Due siciliani su cinque incarichi, entrambi legati alla rete larussiana, restano un dato di fatto indipendentemente da come sia andato il saluto al Salone del Mobile. E la Sicilia, con le sue inchieste e i suoi equilibri precari, continua a essere un terreno su cui i rapporti di forza interni al centrodestra si ridefiniscono giorno per giorno. Che si chiami guerra fredda o semplice competizione interna, la partita è aperta.

