Quattro anni dopo la scomparsa di Liliana Resinovich e oltre tre dalla scoperta del suo corpo nel boschetto dell’ex Ospedale Psichiatrico Provinciale di Trieste, il caso torna a fare notizia con un dettaglio tecnico apparentemente piccolo — ma che nella logica delle indagini potrebbe rivelarsi decisivo. Sulle scarpe indossate da Liliana al momento del ritrovamento sono state rilevate tracce di zirconio: una sostanza che non ha nulla a che fare con la vita quotidiana di una donna normale, e che invece è strettamente legata a una delle occupazioni del marito Sebastiano Visentin, unico indagato nel procedimento aperto dalla Procura di Trieste.
Visentin, tra le sue varie attività, svolgeva il lavoro di arrotino per diversi esercizi commerciali della città — tra cui una nota pescheria del centro. Ogni martedì ritirava e riconsegnava lame da affilare. E proprio un martedì, la mattina del 14 dicembre 2021 — il giorno in cui Liliana è scomparsa — avrebbe svolto regolarmente quella stessa attività. Il zirconio, impiegato comunemente come abrasivo professionale nei processi di affilatura delle lame, lega in modo diretto quella sostanza trovata sulle scarpe della vittima all’ambiente lavorativo del marito.
Un collegamento che gli inquirenti non considerano casuale. Ma per capire perché questa traccia è così importante, bisogna partire da cosa sia davvero lo zirconio — e da quanto sia raro trovarlo su un paio di scarpe.