Per la sindaca di Genova, la priorità dovrebbe essere un’altra. Non la scelta del leader, ma la costruzione di una proposta politica credibile.
«Quei 14 milioni e mezzo di italiani che hanno votato No non chiedono come scegliamo il leader», spiega, «ma vogliono risposte su lavoro, sanità, sicurezza e pressione fiscale».
Un richiamo a spostare il focus dai meccanismi interni ai contenuti, in un momento in cui — secondo Salis — il governo mostra segnali di fragilità.
Il giudizio sul governo Meloni
L’analisi della sindaca parte proprio dagli effetti del referendum sull’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Le dimissioni di alcuni esponenti vengono lette come un segnale di debolezza.
«La destra ostenta una compattezza che in realtà non ha», osserva, descrivendo il governo come un sistema fragile: «quando togli una tessera, cadono anche le altre».
Nonostante questo, Salis esclude scenari estremi come le dimissioni della premier, prendendo le distanze da posizioni più radicali.
Il nodo leadership e il suo nome
Nel dibattito sulla leadership del centrosinistra, il nome di Salis viene evocato come possibile figura di sintesi. Ma lei, per ora, chiude la porta.
«Sono la sindaca di Genova e non parteciperò a una gara per andare via dalla mia città», chiarisce, escludendo anche un sostegno diretto a uno dei candidati.
Eppure lascia uno spiraglio, almeno teorico: se il suo nome emergesse da una mediazione tra leader, «ci rifletterei».
Una risposta che non apre scenari immediati, ma che conferma come il tema della leadership resti ancora tutto da definire.