Ma c’è un terzo elemento che ha fatto esplodere definitivamente la polemica, e questa volta è di natura tecnica. La storica dell’arte Anna Orlando, consigliera della lista d’opposizione Vince Genova, ha analizzato il bando e ha trovato qualcosa di difficile da spiegare: tra i requisiti richiesti per sostituire Campodonico — che ha fondato e diretto per decenni un museo dedicato al mare, alla storia della marineria e alle migrazioni — non compare alcuna competenza specifica su quei temi.
“Chi avrebbe mai immaginato che l’assessore alla Cultura cercasse come nuovo dirigente del Mu.MA qualcuno a cui non si richiede nulla di specifico sul mare, la storia della marineria, della migrazione o affini, ossia sui contenuti scientifici del museo più visitato della città? Nel bando per sostituire l’ottimo Campodonico, questi requisiti non compaiono”, ha dichiarato Orlando. E ha concluso con una frecciata che dice tutto: “Alla domanda che ho fatto io credo di saper rispondere. Potrei vincere un’altra scommessa”.
La risposta dell’assessore che convince poco
A cercare di smontare le polemiche ci ha pensato l’assessore alla Cultura Giacomo Montanari, con una dichiarazione al Secolo XIX che però ha avuto l’effetto opposto: “Una figura come quella di Campodonico è difficile da replicare, cerchiamo una figura amministrativa”. Una spiegazione che per i critici è la conferma del problema, non la sua soluzione. Cercare una figura amministrativa per guidare un istituto museale scientifico di rilevanza internazionale significa, di fatto, mettere la gestione burocratica davanti alla competenza scientifica. E scegliere un profilo senza alcun requisito specifico sul contenuto del museo lascia aperta una domanda: quali criteri guideranno davvero la scelta finale?
Il momento peggiore per questa polemica
La vicenda arriva in un momento delicato per Salis. I sondaggi la mostrano come la candidata più gradita dagli elettori progressisti per la leadership del campo largo, davanti allo stesso Conte. Il recente attacco di Selvaggia Lucarelli sul Fatto Quotidiano — letto da molti come una mossa politica a favore del leader M5S — non ha scalfito la sua popolarità. Ma una polemica locale con i contorni tipici del favoritismo — amicizie di scuola, finanziatori elettorali, bandi su misura — è esattamente il tipo di storia che può fare danni silenziosi a chi costruisce la propria immagine sulla credibilità istituzionale.
Il bando è ancora aperto, la nomina non è ufficiale. Ma le domande sono già sul tavolo. E a livello nazionale, qualcuno ha già iniziato a fare i conti.

