Tra le dichiarazioni verificate, una risulta fondata: quella sui risarcimenti per ingiusta detenzione.
Dagli anni ’90 a oggi, lo Stato italiano ha effettivamente speso circa 930 milioni di euro, una cifra in linea con quanto dichiarato da Meloni.
Separazione delle carriere in Europa
La presidente del Consiglio ha affermato che la separazione delle carriere esiste in almeno 21 Paesi su 27 dell’Unione europea. Questo dato è considerato fuorviante.
Non esiste infatti una distinzione netta tra sistemi “separati” e “unificati”: ogni Paese adotta modelli diversi, con vari livelli di autonomia tra giudici e pubblici ministeri. I sistemi europei sono più eterogenei di quanto suggerito.
Migranti e centri in Albania
Meloni ha anche parlato dei migranti trasferiti in Albania e poi rilasciati, definendoli in alcuni casi “criminali”.
È vero che alcuni trattenimenti sono stati respinti dai tribunali, ma le decisioni si basano su un principio giuridico preciso: secondo la normativa europea, i richiedenti asilo hanno diritto a rimanere in un Paese dell’Unione durante l’esame della domanda.
Poiché l’Albania non fa parte dell’UE, i giudici hanno ritenuto illegittimo il trasferimento in quei centri in determinate condizioni.
Un quadro tra dati corretti e semplificazioni
Nel complesso, il fact-checking evidenzia un quadro misto. Alcune affermazioni della presidente del Consiglio risultano corrette, come quelle sui risarcimenti per ingiusta detenzione o sul funzionamento politico del CSM.
Altre, invece, appaiono semplificate o imprecise, soprattutto quando si tratta di ricostruire posizioni politiche passate o sistemi giuridici complessi.
In una fase decisiva come quella che precede il referendum, il confronto pubblico si gioca anche sulla precisione delle informazioni, che diventa centrale per permettere agli elettori di orientarsi consapevolmente.