Pippo Franco ha sempre respinto le accuse. La difesa sostiene che il coinvolgimento dell’artista si basi su elementi non solidi, in particolare su alcune intercettazioni telefoniche interpretate dagli investigatori in maniera forzata.
Secondo l’avvocato Benedetto Stranieri, infatti, le responsabilità sarebbero state dedotte anche da una battuta ironica pronunciata dal comico durante una trasmissione televisiva, quando alla domanda sulla vaccinazione rispose: “Preferisco non rispondere, vi basti sapere che ho il Green Pass”.
Una frase che, secondo la difesa, sarebbe stata estrapolata dal contesto e utilizzata come elemento indiziario, pur senza rappresentare una prova concreta.
I sospetti e l’indagine dei Nas
L’inchiesta ha preso avvio da un’anomalia emersa nei controlli sanitari: il numero di dosi di vaccino dichiarate come somministrate dal medico risultava superiore rispetto a quelle effettivamente ricevute.
In particolare, a fronte di circa 20 fiale disponibili – sufficienti per circa 120 dosi – sarebbero state registrate 156 somministrazioni. Un dato che ha fatto scattare l’allarme e portato all’intervento dei carabinieri del Nas.
Da qui sono partite le indagini coordinate dalla Procura di Roma, che hanno portato alla richiesta di rinvio a giudizio per tutti gli indagati coinvolti nel presunto sistema.
Non solo green pass: un secondo filone d’indagine
La vicenda non si esaurisce con il caso dei certificati vaccinali. Esiste infatti un secondo filone d’inchiesta che riguarda sempre lo stesso medico e che sarà valutato nei prossimi mesi.
In questo caso, l’ipotesi è che siano stati rilasciati certificati medici falsi per consentire ad alcuni soggetti di ottenere permessi per accedere alle zone a traffico limitato (Ztl) della Capitale, evitando sanzioni.
Su questo fronte, la decisione del giudice è attesa per luglio, quando si stabilirà se procedere con il dibattimento anche per altri indagati.
Un caso simbolo degli anni della pandemia
Il processo rappresenta uno dei casi più rilevanti legati alla gestione del green pass in Italia durante l’emergenza Covid. Il sistema delle certificazioni verdi è stato infatti uno degli strumenti principali utilizzati per regolamentare l’accesso a spazi pubblici, viaggi e attività economiche.
Proprio per questo, eventuali irregolarità nella loro emissione assumono un rilievo particolare sia dal punto di vista giudiziario sia da quello sociale.
Ora sarà il processo a chiarire le responsabilità degli imputati e a stabilire se dietro le certificazioni contestate ci fosse davvero un sistema organizzato o una ricostruzione che, come sostiene la difesa, non trova pieno riscontro nei fatti.