Paolo Crepet, bordate contro Sanremo e Sal Da Vinci: viene giù tutto

Giovanni Poloni

04/03/2026

“Abbiamo tolto ai giovani la frustrazione”

Un altro punto centrale è la frustrazione come motore del talento. Secondo Crepet, la società contemporanea avrebbe sottratto ai giovani proprio quel passaggio che definisce “benzina dei neuroni”.

In questa prospettiva, la ricerca ossessiva dell’ordine e l’assenza di conflitto avrebbero prodotto una generazione più fragile e disorientata. E Sanremo, ancora una volta, tornerebbe come simbolo di un’epoca che preferisce la sicurezza alla vertigine.

Paolo Crepet e le sue critiche: confronto tra musica di ieri e oggi

I paragoni che fanno discutere: Lou Reed, Led Zeppelin e Sal Da Vinci

Crepet entra poi nel merito musicale con immagini e paragoni destinati a fare rumore. Vorrebbe giovani “che fanno l’amore sui divani ascoltando i Led Zeppelin e Stairway to Heaven”, evocando un’estasi che definisce sovraumana.

Poi l’affondo: “Dieci di quei cantanti non valgono un piede sinistro di Lou Reed”. E ancora: “Vorrei che all’Ariston qualcuno cantasse Perfect Day, ma Lou Reed è morto e il talento non si compra al supermercato”.

Il riferimento diretto a Sal Da Vinci

Nel finale arriva anche un passaggio che chiama in causa un nome preciso: Sal Da Vinci. “Se non sei religioso il divino lo trovi lì o nella voce di Tom Jones, non in Sal Da Vinci, con tutto il rispetto”, afferma.

È una frase che sintetizza la sua distanza tra ciò che considera grandezza artistica e una produzione contemporanea più popolare: un confine che, nel dibattito pubblico, tende sempre a essere discusso e rimesso in gioco.

Il talento come viaggio e rischio

Per Crepet il talento nasce dal viaggio, inteso come fatica, esposizione al fallimento, possibilità di “frantumarsi”. Senza quell’odissea personale, sostiene, non c’è mito e non c’è grandezza.

Porta l’esempio di Federica Brignone, capace di conquistare l’oro dopo un percorso segnato da difficoltà psicologiche e fisiche: per lui è l’azzardo a separare chi entra nella leggenda da chi resta nella media.

Sanremo come simbolo: una critica che va oltre la musica

Le sue parole, come spesso accade, dividono. Ma il messaggio resta coerente: senza conflitto, senza imperfezione e senza il coraggio di esporsi, la cultura rischia di trasformarsi in un esercizio di conformismo.

E così, nella lettura di Crepet, anche il palco dell’Ariston finisce per diventare più di un evento televisivo: il segnale di una trasformazione più ampia, tra immaginario collettivo, modelli culturali e idea stessa di talento.