La nuova legge elettorale, già soprannominata “Stabilicum”, è ancora in fase di definizione parlamentare ma ha già acceso un interrogativo centrale: a chi conviene davvero?
Il meccanismo ipotizzato punta a rafforzare la governabilità attraverso un impianto proporzionale corretto da un premio di maggioranza consistente. Un sistema che, almeno sulla carta, riduce il rischio di stalli parlamentari e incentiva la costruzione di coalizioni solide.

Ma cosa accadrebbe se si votasse oggi con queste regole? Le prime simulazioni elaborate sui sondaggi attuali offrono uno scenario tutt’altro che neutro. Prima però occorre capire il contesto politico in cui la riforma si inserisce.
Un sistema pensato per garantire stabilità
Il cuore della riforma è semplice: chi supera una determinata soglia ottiene un premio in seggi sufficiente a blindare la maggioranza in entrambi i rami del Parlamento. In caso contrario, è previsto un secondo passaggio per assegnare il premio.
In teoria, si tratta di un modello che favorisce le coalizioni strutturate e penalizza le frammentazioni. Ma la politica reale non è mai solo teoria: pesano i rapporti di forza attuali, le leadership e la tenuta interna degli schieramenti.
Le simulazioni partono proprio da qui: dalla fotografia dei consensi oggi registrati.