Iran, Meloni e l’intervento nello Stretto di Hormuz

Giovanni Poloni

16/03/2026

La crisi internazionale legata al conflitto con l’Iran continua a influenzare il dibattito politico e diplomatico europeo. In questo contesto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta sul tema di un possibile coinvolgimento italiano nello Stretto di Hormuz, uno dei punti più sensibili per il traffico energetico mondiale. Durante un’intervista rilasciata alla trasmissione Quarta Repubblica su Rete4, la premier ha spiegato che l’Italia sostiene il principio della libertà di navigazione, ma ha anche sottolineato che un intervento diretto nello stretto rappresenterebbe un passaggio delicato sul piano politico e militare.

La posizione del governo italiano

Rispondendo alla possibilità che l’Italia partecipi a una coalizione internazionale per garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, Meloni ha chiarito che la questione deve essere valutata con grande attenzione.

Per noi è fondamentale la libertà di navigazione”, ha spiegato la presidente del Consiglio, ricordando che su questo tema è stato diffuso uno statement congiunto con i partner internazionali. Tuttavia ha precisato che intervenire nello Stretto di Hormuz significherebbe oggettivamente fare un passo avanti nel coinvolgimento.

Per questo motivo il governo italiano, almeno nella fase attuale, ritiene più opportuno concentrarsi su altre iniziative già operative nell’area.

Il rafforzamento della missione Aspides

Secondo Meloni, il contributo dell’Italia potrebbe passare soprattutto dal rafforzamento della missione Aspides, l’operazione europea attiva nel Mar Rosso con l’obiettivo di proteggere le rotte commerciali internazionali.

Questa missione rappresenta uno degli strumenti con cui l’Unione Europea cerca di garantire la sicurezza dei traffici marittimi in un momento di forte instabilità geopolitica.

La preoccupazione per il Libano

Parallelamente cresce l’allarme internazionale per l’escalation del conflitto tra Israele e Hezbollah in Libano. Sul tema è stata diffusa una dichiarazione congiunta firmata da Italia, Canada, Francia, Germania e Regno Unito.

I leader dei cinque Paesi hanno espresso profonda preoccupazione per l’aumento della violenza e hanno chiesto alle parti coinvolte di avviare un percorso negoziale per arrivare a una soluzione politica sostenibile.