Per diverse settimane Palazzo Chigi avrebbe cercato di evitare che la vicenda emergesse pubblicamente. L’incontro con l’ambasciatore russo è stato infatti considerato particolarmente delicato, soprattutto alla luce della linea politica mantenuta dall’Italia sulla guerra in Ucraina.
Nel frattempo lo stesso Paramonov era intervenuto pubblicamente con dichiarazioni critiche nei confronti del governo italiano. In un’intervista rilasciata all’agenzia russa Ria Novosti il 10 febbraio, il diplomatico aveva accusato la premier Giorgia Meloni di ignorare le conseguenze della mancanza di dialogo tra Italia e Russia.
Parole che tuttavia non hanno modificato la posizione ufficiale del governo italiano sul conflitto in corso. La linea dell’esecutivo è stata ribadita dalla stessa Meloni durante un intervento in Parlamento e successivamente confermata nel corso del Consiglio supremo di Difesa riunito al Quirinale.
Nel comunicato diffuso al termine dell’incontro istituzionale si fa riferimento al contesto di instabilità internazionale provocato dall’aggressione della Russia all’Ucraina e alla necessità di sostenere iniziative diplomatiche capaci di favorire una soluzione negoziale.

Le tensioni nella maggioranza sulla Russia
La vicenda emerge mentre nella maggioranza di governo continuano a registrarsi differenze di posizione sulla gestione dei rapporti con Mosca. In particolare la Lega guidata da Matteo Salvini ha più volte sollecitato un approccio diverso sul piano energetico, ipotizzando un ritorno all’acquisto di gas e petrolio russi.
Una linea che non coincide con quella sostenuta da Fratelli d’Italia e Forza Italia, più allineate alla strategia occidentale adottata dopo l’inizio della guerra in Ucraina.
Oltre alla questione energetica, le divergenze tra i partiti della coalizione si sono manifestate anche su altri fronti simbolici. Tra questi il dibattito sul padiglione russo alla Biennale di Venezia, tema sul quale si sono registrate posizioni differenti all’interno della stessa maggioranza.
In questo scenario, mentre le prese di posizione della Lega sono ormai considerate quasi fisiologiche dagli alleati di governo, l’iniziativa attribuita a Edmondo Cirielli continua a essere vista come un episodio più delicato. Un caso politico che, pur senza produrre conseguenze ufficiali, ha evidenziato nuove tensioni nella gestione dei rapporti tra Italia e Russia.