“Le vaccinazioni erano illegali!” La clamorosa accusa in commissione Covid

Francesco Meletti

31/03/2026

Nel corso dell’audizione del 26 marzo 2026 presso la Commissione parlamentare di inchiesta sul Covid alla Camera dei Deputati dell’Associazione “Danni collaterali” (di cui riportiamo di seguito il video completo), la presidente dell’associazione impegnata fin dalla sua fondazione in un percorso di ricerca della verità sulla gestione della pandemia, la farmacologa Maria Grazia Spalluto, ha sollevato una serie di criticità legate alla gestione dei vaccini durante la pandemia. L’intervento si è concentrato in particolare sulle modalità di conservazione e sulle successive modifiche delle date di scadenza.

Secondo Spalluto, i protocolli previsti per la conservazione dei vaccini – in particolare quelli a mRNA – sarebbero stati stringenti e articolati, ma non sempre rispettati nella pratica. Ha ricordato come le indicazioni prevedessero temperature molto basse per la conservazione iniziale e tempi limitati per l’utilizzo dopo la diluizione, con vincoli precisi anche per il trasporto.

Dubbi sul rispetto dei protocolli di conservazione

Nel suo intervento, Maria Grazia Spalluto ha richiamato alcune immagini emblematiche della campagna vaccinale, come gli open day organizzati in contesti non convenzionali, tra cui spiagge e capannoni, dove le condizioni ambientali potevano risultare incompatibili con i protocolli previsti.

Da qui il quesito posto alla Commissione: se, in tali condizioni, le procedure di conservazione siano state rispettate in modo rigoroso. Una questione che, secondo Spalluto, meriterebbe approfondimenti alla luce delle norme vigenti in materia di sicurezza farmaceutica.

Il tema dei “farmaci imperfetti” e il profilo penale

Un passaggio centrale dell’audizione ha riguardato il possibile inquadramento giuridico di eventuali irregolarità. Il riferimento è all’articolo 443 del codice penale, che disciplina la commercializzazione o somministrazione di medicinali guasti o imperfetti, come evidenziato dall’avvocato Andrea Perillo, vicepresidente dell’associazione, anch’egli ascoltato in commissione.

È stato sottolineato come si tratti di un reato di pericolo presunto, che non richiede necessariamente un danno concreto alla salute pubblica, ma si configura già nel momento in cui un farmaco potenzialmente non conforme viene immesso in commercio o somministrato.

A sostegno di questa tesi, è stato richiamato un esempio pratico: la responsabilità penale a cui è esposto un farmacista nel caso in cui distribuisca un medicinale scaduto.

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