
Durante l’evento inaugurale dei Giochi, Laura Pausini è stata chiamata a interpretare Il Canto degli Italiani, l’inno nazionale scritto da Goffredo Mameli. Una scelta di forte richiamo, considerando il profilo internazionale dell’artista e la visibilità globale della cerimonia, trasmessa in diretta da Rai 1 ed Eurosport.
La cantante ha eseguito l’inno con uno stile personale, riconoscibile, lontano da una resa tradizionale o corale. Una lettura che ha immediatamente diviso il pubblico, soprattutto quello dei social, dove il video ufficiale condiviso da Eurosport ha iniziato a raccogliere commenti nel giro di pochi minuti.

La reazione immediata dei social: critiche durissime
Sotto il filmato dell’esibizione, la sezione commenti si è rapidamente trasformata in un processo pubblico. Molti utenti hanno giudicato la performance fredda, poco coinvolgente o addirittura irrispettosa del valore simbolico dell’inno.
Tra i commenti più condivisi: «Per nulla coinvolgente, moooolto meglio la voce di Arisa… sembra na pesciarola», «L’inno ha una sua storia e un suo significato, non è una canzoncina». C’è chi ha parlato apertamente di disastro: «La Pausini ha devastato l’Inno. Una cosa raccapricciante. Mannaggia a chi l’ha scelta!».
“L’inno non si interpreta”: il nodo centrale delle polemiche
Il punto più ricorrente nelle critiche riguarda lo stile interpretativo scelto dalla cantante. Numerosi utenti hanno sottolineato come l’inno nazionale non debba essere rielaborato artisticamente, ma eseguito in modo lineare e rispettoso.
«L’inno si canta non si interpreta», «Per favore lo ha rovinato, l’inno va cantato non interpretato», «Zero emozione quando canta lei, quando canta il coro sì, era il vero inno». Un sentimento diffuso che ha trovato terreno fertile proprio nel confronto con le parti corali dell’esecuzione, giudicate da molti più autentiche e coerenti con il contesto istituzionale.
I paragoni ingombranti e il confronto con altre voci
Non sono mancati paragoni pesanti con altre grandi interpreti della musica italiana. C’è chi ha evocato Mina, definendola “inarrivabile”, sostenendo che una sua registrazione avrebbe restituito “lustro e gloria” all’inno.
Altri commenti hanno liquidato l’esibizione con ironia tagliente: «Così sembro io che canto quando lavo i piatti», «L’inno più brutto mai ascoltato». In diversi casi, il confronto si è esteso anche ad altre esibizioni precedenti di inni nazionali, considerate più sobrie e rispettose del contesto.

Accuse di eccesso vocale e momenti di imbarazzo
Un altro fronte di critica ha riguardato il modo di cantare, giudicato da molti eccessivo e urlato. «Inascoltabile. Ma perché urla sempre?», «Urla sempre… ma anche basta», fino a commenti più sarcastici: «Le hanno spiegato che in America Latina esistono le tv e che non serve strillare come un’aquila?».
Non sono mancati nemmeno giudizi più ambivalenti, provenienti da fan storici: «La amo ma abbastanza cringe». Altri hanno cercato di spiegare la performance parlando di un momento personale complicato: «Sta attraversando un periodo di stress, capita».
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Un’esibizione che divide e accende il dibattito
Il caso Pausini si inserisce in una lunga serie di polemiche legate all’interpretazione dell’inno nazionale in contesti ufficiali. L’esibizione alla Cerimonia di Apertura di Milano-Cortina 2026 ha acceso un dibattito che va oltre la cantante, toccando il tema del confine tra espressione artistica e simbolo istituzionale, soprattutto quando la platea è globale e il contesto carico di significato.