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“Donne sterilizzate.” Coca-Cola e Pepsi nei guai. Cosa hanno combinato (questa volta) i due giganti USA (VIDEO)

L’era storica del colonialismo è finita, o forse no. Le monarchie europee sono state sostituite da nuovi veri e propri imperi coloniali: quelli delle grandi corporation occidentali. E non cambiano le condizioni di sfruttamento delle popolazioni autoctone. Una sorta di colonialismo 2.0, potremmo dire. Un’inchiesta del New York Times e The Fuller Project, testata dedicata alla condizione delle donne nel mondo, ha realizzato uno sconvolgente reportage in India. Emerge come due colossi, peraltro in eterna competizione tra loro, ovvero la Coca-Cola e la Pepsi-Cola, siano coinvolti attraverso l’industria dello zucchero, nello stato indiano del Maharashtra, in matrimoni infantili e “trappole finanziarie” che portano le donne alla isterectomia, ovvero alla asportazione dell’utero. Approfondiamo, dunque, l’angosciante inchiesta, ripresa anche da la Repubblica. Partiamo da un dato: l’India è il secondo produttore mondiale di zucchero e lo Stato del Maharashtra rappresenta circa un terzo della produzione, ciò che ha condotto a un sistema di sfruttamento oltremodo brutale. (Continua a leggere dopo il VIDEO)

La trappola delle corporation

Durante un viaggio nel Maharashtra, dunque, il giornalista Qadri Inzamam, è venuto a conoscenze del fatto che le giovani donne vengano sottoposte a isterectomia in gran numero in modo che possano lavorare senza interruzioni a causa della gravidanza o del ciclo mestruale. Purtroppo, non è l’unica angheria cui sono sottoposte. Vengono incoraggiati i matrimoni infantili illegali, così che le bambine possano lavorare insieme ai mariti nel taglio e nella raccolta della canna da zucchero. Invece di ricevere uno stipendio, lavorano per ripagare gli anticipi dei loro datori di lavoro, o meglio dagli “appaltatori” delle raffinerie di zucchero – secondo un accordo che impone loro di pagare una tariffa per il “privilegio” di assentarsi dal lavoro, anche per vedere un medico. Più che un accordo, ci pare una trappola vergognosa. Gli intermediari che procurano il lavoro prestano alle giovani il denaro per farsi operare. E loro, in maggioranza non istruite, non vedono alternative. L’isterectomia, specie sotto i 40 anni d’età, può comportare conseguenze gravi, oltre ai rischi a breve termine di dolore addominale e trombi, quali la menopausa precoce, aumentando il rischio di malattie cardiache, osteoporosi e altre patologie. (Continua a leggere dopo la foto)

Isterectomie forzate, una piaga

Il centro dello sfruttamento è il distretto di Beed, una regione rurale impoverita del Maharashtra che è terra d’origine di gran parte della popolazione dei tagliatori di canna. Per un rapporto del governo locale sono state intervistate circa 82mila lavoratrici di Beed, ed è emerso che circa una su cinque aveva subito un’isterectomia. Secondo un altro sondaggio governativo a campo più limitato la proporzione è una su tre. Il giornalista indiano e la coautrice del reportage, Megha Rajagopalan, hanno anche raccolto la storia di Chaure, una giovane donna che ha raccontato la propria vicenda: “Dopo l’intervento ho dovuto tornare subito a lavorare, perché avevamo preso un anticipo”. Ancora: “È facile approfittare di noi,” dice, “perché non abbiamo istruzione.” Chaure ha passato la vita a tagliare canna per una raffineria di proprietà della NSL Sugars. Uno sfruttamento endemico che – ed è forse tra i particolari più scabrosi dell’intera vicenda – era ben noto alle due multinazionali e agli altri compratori di zucchero. (Continua a leggere dopo la foto)

“Coca-Cola sapeva tutto”

Nel 2019, consulenti della Coca-Cola avevano riferito che il taglio della canna era affidato ai bambini e che le persone lavoravano per ripagare i datori di lavoro. Il report interno conteneva persino un’intervista a una bambina di 10 anni. Tuttavia l’azienda, come peraltro ha fatto anche Pepsi, ha negato di avere responsabilità nello sfruttamento minorile e negli abusi sanitari, in seguito alla pubblicazione dell’inchiesta, sostenendo di delegare la supervisione ai loro fornitori, i proprietari delle raffinerie, mentre questi ultimi hanno riversato ogni colpa sugli “appaltatori”. Appaltatori i quali anziché lo stipendio un anticipo, spesso attorno ai 1.800 dollari a coppia, pari a circa 5 dollari al giorno a persona per una stagione di sei mesi. Entrambe le società dicono di aver pubblicato codici di condotta che vietano a fornitori e partner commerciali di utilizzare lavoro minorile e forzato e che si impegneranno con i loro partner in franchising di condurre una valutazione per comprendere le condizioni di lavoro dei tagliatori di canna da zucchero. (Continua a leggere dopo la foto)

I danni ambientali

Nel 2010 la compagnia di Atlanta fu condannata al pagamento di 352 milioni di euro per aver sfruttato le risorse idriche di alcuni villaggi del sud-ovest dell’India ed aver causato in quei paesi una grave crisi idrica. L’ingrediente principale della bevanda è, infatti, proprio l’acqua. Non è un caso che la compagnia si rechi in quei luoghi dove l’accesso all’acqua abbia costi bassissimi, finendo per prosciugarne le risorse idriche.

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