Le voci di corridoio parlavano di una Giorgia Meloni irritata, determinata a mettere ordine dopo settimane di scivoloni e tensioni. Dopo le dimissioni di Delmastro sul quale pesava lo strascico del caso legato alla bisteccheria finita nel tritacarne mediatico, con l’ammissione amara: “sono stato sprovveduto”.
Era stato il turno di Bartolozzi che aveva definito magistrati definiti un “plotone di esecuzione” e le ombre che non mollano. Eppure, il vero nervo scoperto della giornata restava Daniela Santanchè. Non tanto per la campagna referendaria, quanto per le grane giudiziarie che da tempo le ruotano attorno e che, a questo punto, sarebbero diventate politicamente ingestibili.
Il punto, a Palazzo Chigi, sarebbe uno solo: chiudere prima che la situazione degeneri. Poco fa sono arrivate le dimissioni di Daniela Santanché