Giustizia è fatta. Uccise per gli auricolari, arriva la sentenza

Francesco Meletti

21/07/2026

La Corte d’Assise d’Appello di Milano ha confermato la condanna a 27 anni di reclusione per Daniele Rezza, il giovane ritenuto responsabile dell’omicidio di Manuel Mastrapasqua, ucciso nella notte dell’11 ottobre 2024 a Rozzano durante una rapina per un paio di cuffiette wireless del valore di circa 14 euro.

La sentenza di secondo grado conferma l’impianto della decisione pronunciata in primo grado. I giudici hanno riconosciuto le accuse di omicidio volontario aggravato dalla minorata difesa e di rapina aggravata, escludendo però l’aggravante dei futili motivi.

Il delitto a Rozzano

La vicenda risale alla notte dell’11 ottobre 2024. Manuel Mastrapasqua, 31 anni, stava rientrando a casa dopo aver terminato il turno di lavoro in un supermercato quando, appena sceso dal tram a Rozzano, venne avvicinato da Daniele Rezza. Durante la rapina il giovane lo colpì con una coltellata al cuore, uccidendolo per impossessarsi di un paio di cuffiette wireless.

Dopo l’aggressione, Rezza si allontanò con la refurtiva. Secondo la ricostruzione degli investigatori, il padre del ragazzo gettò successivamente le cuffiette e accompagnò il figlio alla stazione ferroviaria, da dove tentò la fuga prima di essere rintracciato e arrestato due giorni dopo.

La conferma della pena

Nel processo d’appello la difesa aveva chiesto una riduzione della pena e una perizia psichiatrica sull’imputato. Gli accertamenti hanno però confermato che Rezza era pienamente capace di intendere e di volere al momento dei fatti. La Corte ha quindi confermato la condanna a 27 anni di carcere e i risarcimenti riconosciuti ai familiari della vittima.

Il dolore della famiglia

La decisione è stata accolta con amarezza dai familiari di Manuel Mastrapasqua, che hanno ribadito come nessuna sentenza possa restituire loro il figlio e il fratello perduto. Durante il processo la famiglia ha inoltre respinto il percorso di giustizia riparativa proposto dall’imputato, ritenendo tardive e prive di valore le sue richieste di perdono.