Il caso della famiglia nel bosco ha raggiunto un punto di svolta decisivo che potrebbe cambiare radicalmente il destino dei tre bambini coinvolti e i loro rapporti con le istituzioni italiane. Dopo mesi di tensioni, fughe e scontri mediatici, la figura di Nathan Trevallion emerge ora come il perno centrale per una possibile soluzione della vicenda.
In un incontro rimasto segreto fino all’ultimo momento, il padre dei piccoli ha scelto di intraprendere una via di piena collaborazione con le autorità, segnando una netta distanza dalle posizioni di rottura precedentemente assunte dalla moglie Catherine. Questo cambio di rotta non è solo simbolico, ma si traduce in impegni concreti che riguardano l’abitazione, l’istruzione e la salute dei minori, attualmente ospitati in una struttura protetta a Vasto.
La svolta di Nathan
L’assenza di Nathan all’appuntamento quotidiano con i figli nella casa protetta aveva destato sospetti, ma il motivo era legato a un colloquio risolutivo presso l’Asl di Monteodorisio. Il genitore inglese ha deciso di incontrare l’assistente sociale Veruska D’Angelo, finora dipinta dalla moglie Catherine come una figura ostile, alla presenza della Garante per l’infanzia dell’Abruzzo Alessandra De Febis e di un traduttore.
Durante questo confronto, Nathan ha mostrato una disponibilità totale verso le prescrizioni del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, accettando di seguire un percorso guidato dai servizi sociali. Questa mossa rappresenta un atto di autonomia decisionale molto forte, poichè il padre ha agito senza informare la consorte, puntando dritto all’obiettivo del ricongiungimento familiare, pur consapevole che questo potrebbe inizialmente escludere la madre.