Nel suo ragionamento, lo psichiatra ha allargato il discorso al contesto sociale attuale, dove la presenza costante dei social network non corrisponde necessariamente a relazioni autentiche.
Secondo Crepet, molte persone vivono immerse in una realtà fatta di contatti virtuali ma prive di un confronto umano capace di cogliere i segnali più profondi del malessere.
“Siamo circondati da messaggi, notifiche e immagini, ma spesso manca qualcuno che ci guardi davvero negli occhi e capisca che stiamo male”, ha detto.
Una riflessione che, nelle ore successive alla tragedia, ha colpito profondamente molti osservatori.
La critica alle reazioni dopo il dramma
Crepet ha anche criticato il modo in cui spesso vengono raccontati questi episodi nelle prime ore successive. Molto spesso emergono frasi identiche da parte di vicini e conoscenti: “Era una brava persona”, “Sembrava tranquilla”, “Non avremmo mai immaginato”.
Secondo lo psichiatra, queste espressioni rischiano di trasformarsi in una formula ripetitiva che non aiuta davvero a comprendere la realtà.
“Dire che era una brava madre non spiega nulla. Il punto è capire quanto fosse sola nel suo dolore”, ha aggiunto.
Le indagini continuano
Intanto la Procura di Catanzaro continua a indagare per ricostruire ogni dettaglio della vicenda. Gli inquirenti stanno cercando di capire se ci fossero segnali precedenti, eventuali fragilità psicologiche o situazioni personali che possano aver preceduto il gesto estremo.
Secondo le prime informazioni emerse, la donna sarebbe stata descritta da molti come una persona molto religiosa, schiva e riservata, caratteristiche che oggi vengono rilette alla luce del dramma avvenuto.
Resta ricoverata in ospedale la figlia maggiore, unica sopravvissuta alla caduta, mentre l’intera comunità cittadina resta sotto shock.
Un dolore che interroga tutta la società
Le parole di Crepet trasformano la tragedia di Catanzaro in una riflessione più ampia che va oltre il singolo fatto di cronaca.
Per lo psichiatra, il punto non è soltanto cercare una spiegazione immediata, ma comprendere come una sofferenza così profonda possa crescere nel silenzio senza che nessuno riesca a intercettarla in tempo.
“Il vero tema non è solo cosa sia successo quella notte, ma perché nessuno sia riuscito a vedere prima quel dolore”, conclude il ragionamento che in queste ore sta facendo discutere l’Italia intera.
