Negli ultimi giorni è tornato al centro del dibattito pubblico un tema che ciclicamente riemerge quando si parla di istituzioni: la presenza dei parlamentari in Aula. Un indicatore semplice, ma estremamente significativo, che misura la partecipazione concreta ai lavori legislativi.
Secondo i dati diffusi da Openpolis – basati sulle votazioni elettroniche di Camera e Senato – il tasso medio di assenze in Parlamento si aggira intorno al 14-17%, con la maggioranza degli eletti che mantiene livelli di partecipazione piuttosto alti. Tuttavia, esiste una fascia non trascurabile di parlamentari che supera abbondantemente queste percentuali, arrivando anche oltre il 50% di assenze.




Assenteismo, i dati di Openpolis: Conte supera l’82%
È proprio in questo contesto che si inserisce il confronto tra alcuni dei principali leader politici italiani, i cui numeri raccontano una realtà ben diversa da quella media. A emergere con chiarezza è un dato: tra i nomi analizzati, il primato dell’assenteismo spetta a Giuseppe Conte, con un tasso che supera l’82%. Subito dietro troviamo Elly Schlein, sopra il 79%. Numeri molto più alti rispetto agli altri leader considerati, come Nicola Fratoianni (39,1%), Angelo Bonelli (31,8%), Matteo Renzi (29,2%) e Carlo Calenda (17,1%).
Il dato, però, va letto con attenzione. Le statistiche sulle “assenze” non distinguono infatti tra mancata partecipazione ingiustificata e assenze dovute a missioni istituzionali, incarichi politici o attività esterne al Parlamento. Questo significa che una percentuale elevata non equivale automaticamente a inattività, ma può riflettere un diverso ruolo politico.

È il caso, ad esempio, dei leader di partito. Chi guida una forza politica spesso è impegnato fuori dall’Aula: incontri internazionali, attività sul territorio, gestione del partito, presenza mediatica. Tutte funzioni che non vengono registrate nei dati delle votazioni parlamentari.
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