Secondo Crosetto, una contrazione dei traffici o un aggravarsi della situazione potrebbe comportare un aumento significativo dei costi dei trasporti fino al 30-40%. Una percentuale che, se confermata, avrebbe ricadute dirette su carburanti, beni di consumo e filiere industriali.
Il meccanismo è noto: se aumentano i costi assicurativi e i noli marittimi, cresce il prezzo delle merci importate. L’Italia, fortemente dipendente dalle forniture energetiche estere, risulterebbe particolarmente esposta.
Effetti a catena su famiglie e imprese
Un eventuale shock su petrolio e GNL si tradurrebbe in rincari alla pompa per benzina e gasolio, aumento delle bollette e pressioni inflazionistiche. Le imprese energivore e il settore dei trasporti sarebbero tra i più colpiti.
Il quadro delineato dal ministro non fotografa un aumento già in atto del 40%, ma evidenzia il rischio potenziale qualora la crisi nello Stretto di Hormuz dovesse aggravarsi.
In un contesto internazionale già segnato da instabilità, il passaggio attraverso Hormuz rimane uno dei principali fattori di vulnerabilità dell’economia globale.