Come da verbale, risponde Speranza: “Contrastare la diffusione del virus e le conseguenze che la diffusione del virus aveva sulla popolazione e sul Servizio sanitario nazionale. Quindi contenere, provare a limitare i danni della pandemia”. Il magistrato allora domanda: “I vaccini sono stati autorizzati per la cura della malattia, o come prodotti per prevenire il contagio, e impedire la trasmissione del virus?”. E Speranza: “Sì, la malattia arriva se nel corpo di una persona arriva questo virus, la malattia non arriva se non c’è il virus nel corpo dell’uomo”. Poi aggiunge: “L’obiettivo (del vaccino, ndr) non avviene sempre pienamente, ma la contiene”. E ancora: “Nel caso in cui un vaccinato contrae il Covid, […] mediamente i casi sono meno gravi”. Sembra, dunque, come sottolineano Rico e Borgonovo che si stesse, appunto, procedendo a tastoni: “Le leggi – scrivono – non devono procedere per approssimazione: un obbligo vaccinale stabilito per la «prevenzione del contagio» è diverso da uno che mira a «contenere» la gravità della malattia, o a «evitare che il Covid esplodesse»”. Infatti la contraddizione di Speranza è stata palesata dalla realtà, perché come sappiamo il Covid poi è esploso ugualmente.
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